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"Mi ha ricattato", ma per il giudice non c’è prova. Assolto ex dirigente edile

Era a processo per estorsione, cadute tutte le accuse

"Mi ha ricattato",  ma per il giudice non c’è prova. Assolto ex dirigente edile

Immagine di repertorio

Si chiude con un’assoluzione piena la vicenda giudiziaria che vedeva imputato un ex direttore tecnico di un’azienda edile di Peveragno, accusato di aver tentato di estorcere un accordo al suo ex datore di lavoro.

Secondo l’accusa, il geometra – 42 anni, residente a Saluzzo – avrebbe fatto leva sulla presunta sparizione dei dati aziendali per ottenere la firma di alcune manleve. Una ricostruzione però respinta in aula e ritenuta non provata dal giudice Graziana Cota, che ha assolto l’imputato anche dalle accuse di frode informatica e accesso abusivo a sistema.

Il nodo dei dati “spariti”

Al centro del caso, la gestione dell’archivio informatico dell’impresa. L’imprenditore aveva denunciato di aver trovato il computer aziendale completamente “azzerato”, come appena formattato.

Diversa la versione dell’ex direttore tecnico: i file, ha sostenuto, non erano stati cancellati ma semplicemente difficili da individuare. Alcuni documenti risultavano inoltre presenti su una sua chiavetta USB personale, circostanza che per l’accusa rappresentava un elemento sospetto, ma che per la difesa non dimostrava alcuna sottrazione illecita. A pesare, anche il mancato riscontro dell’imputato alle richieste di aiuto dell’azienda dopo le dimissioni: «Non ne volevo più sapere, ero sotto forte stress», ha spiegato.

La questione della manleva

Secondo l’imprenditore, il presunto ricatto avrebbe avuto come obiettivo quello di ottenere una manleva per sollevare il geometra da eventuali responsabilità legate ai cantieri.

Ma l’imputato ha fornito una lettura diversa: quell’accordo, nella sua seconda versione, lo avrebbe addirittura impegnato gratuitamente a supportare l’azienda nel completamento di un cantiere. Il vero intento, ha sostenuto, era evitare future rivendicazioni da parte dei creditori.

Il professionista ha inoltre raccontato di essersi dimesso nel febbraio 2023 a causa di una situazione diventata insostenibile: fornitori in attesa di pagamenti, pressioni crescenti e persino episodi di minacce e pedinamenti. Un contesto che, secondo la difesa, spiega la rottura netta con l’azienda e il successivo disinteresse nel collaborare ulteriormente.

Le posizioni in aula

Il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione per le accuse informatiche, sostenendo invece la responsabilità per tentata estorsione: «Non è credibile che la manleva servisse a tutelarsi dai fornitori».

Di diverso avviso la parte civile, secondo cui l’imputato avrebbe utilizzato dati aziendali per avviare una propria attività. La difesa, rappresentata dagli avvocati Giovanni e Chiaffredo Peirone, ha invece evidenziato le incongruenze nella versione dell’imprenditore, sottolineando l’assenza di prove concrete sulla presunta cancellazione dei file: «Non è dimostrato che quei dati siano mai esistiti sul pc aziendale».

Il Tribunale ha infine escluso ogni responsabilità penale, assolvendo l’imputato con formula piena da tutte le accuse. Una sentenza che chiude il caso, ridimensionando le ipotesi iniziali e confermando l’assenza di prove su un presunto ricatto.

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