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03 Marzo 2026 - 13:50
Matilde Lorenzi
Le gare durano pochi minuti. Il lavoro che le rende possibili, mesi. Negli sport invernali la differenza tra vittoria e caduta si misura in centesimi di secondo, ma si costruisce molto prima: negli allenamenti quotidiani, nelle scelte tecniche, nella gestione delle piste e nella prevenzione del rischio.
Mentre i grandi eventi internazionali riportano l’attenzione sullo sci e sul mondo della neve, la vera partita si gioca lontano dai riflettori. È lì che prende forma la performance. Ed è lì che la sicurezza deve diventare una priorità strutturale, non una reazione all’emergenza.

Il tema degli infortuni negli sport invernali è costantemente al centro del dibattito pubblico. Non sempre gli episodi sono fatali, ma ogni incidente riaccende una domanda: si può fare di più per prevenire?
La risposta, secondo molti addetti ai lavori, è sì. Ma serve un approccio sistemico: formazione tecnica adeguata, gestione rigorosa delle piste, innovazione tecnologica, regole chiare e condivise. La sicurezza non può essere una variabile accessoria. Deve accompagnare ogni fase dell’attività sportiva.
È in questa prospettiva che nasce la Fondazione Matilde Lorenzi ETS. La Fondazione prende forma dopo la prematura scomparsa, a soli 21 anni, di Matilde Lorenzi, giovane sciatrice azzurra caduta durante un allenamento in Val Senales nell’ottobre 2024. La famiglia Lorenzi – i genitori Adolfo Lorenzi ed Elena Rosa Cardinale, insieme ai figli Lucrezia, Matteo e Giosuè – ha scelto di trasformare il dolore in un impegno concreto e duraturo.
«Promuoviamo e sviluppiamo progetti volti a implementare la sicurezza nello sci, assicurando che ogni sciatore, a qualsiasi livello, possa praticarlo in un ambiente consapevole e protetto», spiega Adolfo Lorenzi, presidente della Fondazione. «La sicurezza non è un limite, ma ciò che permette allo sport di restare una parte sana e positiva della vita di chi lo pratica».
Al centro dell’attività c’è Matildina4Safety, il progetto che traduce questa visione in azione concreta. L’idea è semplice ma decisiva: la sicurezza va affrontata prima che accada un incidente. Non solo quando l’attenzione mediatica è alta.
Il progetto si rivolge ad atleti e atlete di ogni età, famiglie, allenatori, insegnanti, società sportive e territori. L’obiettivo è fornire strumenti e conoscenze per riconoscere i fattori di rischio – dalla stanchezza alla pressione agonistica, dalle condizioni ambientali alla sottovalutazione dei segnali di pericolo – e gestirli in modo consapevole.
Molti infortuni non sono pura fatalità. Sono spesso il risultato di una combinazione di elementi che possono essere intercettati e ridotti attraverso formazione, cultura della prevenzione e innovazione tecnologica.
«Lo sci – si legge nella nota stampa tramessa dalla Fondazione – continuerà a essere uno sport spettacolare, veloce, capace di emozionare milioni di persone. Ma la sua forza non può prescindere da un ambiente sempre più sicuro. Allenamento, tecnologia, gestione delle piste e responsabilità condivisa sono le parole chiave di una nuova fase culturale». Perché la vera vittoria non è solo salire su un podio, ma poter tornare in pista il giorno dopo. E trasformare una tragedia in consapevolezza può essere il primo passo verso un cambiamento concreto
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