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Sicurezza sugli sci? Si può fare di più. Nasce la Fondazione Matilde Lorenzi

Dalla famiglia della giovane sciatrice torinese, morta a 24 anni dopo una caduta

Sicurezza sugli sci? Si può fare di più. Nasce la Fondazione Matilde Lorenzi

Matilde Lorenzi

Le gare durano pochi minuti. Il lavoro che le rende possibili, mesi. Negli sport invernali la differenza tra vittoria e caduta si misura in centesimi di secondo, ma si costruisce molto prima: negli allenamenti quotidiani, nelle scelte tecniche, nella gestione delle piste e nella prevenzione del rischio.

Mentre i grandi eventi internazionali riportano l’attenzione sullo sci e sul mondo della neve, la vera partita si gioca lontano dai riflettori. È lì che prende forma la performance. Ed è lì che la sicurezza deve diventare una priorità strutturale, non una reazione all’emergenza.


Lucrezia e Matilde Lorenzi

Sicurezza nello sci: perché il tema è centrale

La preparazione agonistica nello sci alpino è fatta di ripetizioni, variabili ambientali e tracciati che cambiano continuamente. Ogni curva richiede decisioni immediate, ogni errore può avere conseguenze importanti.

Il tema degli infortuni negli sport invernali è costantemente al centro del dibattito pubblico. Non sempre gli episodi sono fatali, ma ogni incidente riaccende una domanda: si può fare di più per prevenire?

La risposta, secondo molti addetti ai lavori, è sì. Ma serve un approccio sistemico: formazione tecnica adeguata, gestione rigorosa delle piste, innovazione tecnologica, regole chiare e condivise. La sicurezza non può essere una variabile accessoria. Deve accompagnare ogni fase dell’attività sportiva.



La nascita della Fondazione Matilde Lorenzi ETS

È in questa prospettiva che nasce la Fondazione Matilde Lorenzi ETS. La Fondazione prende forma dopo la prematura scomparsa, a soli 21 anni, di Matilde Lorenzi, giovane sciatrice azzurra caduta durante un allenamento in Val Senales nell’ottobre 2024. La famiglia Lorenzi – i genitori Adolfo Lorenzi ed Elena Rosa Cardinale, insieme ai figli Lucrezia, Matteo e Giosuè – ha scelto di trasformare il dolore in un impegno concreto e duraturo.

«Promuoviamo e sviluppiamo progetti volti a implementare la sicurezza nello sci, assicurando che ogni sciatore, a qualsiasi livello, possa praticarlo in un ambiente consapevole e protetto», spiega Adolfo Lorenzi, presidente della Fondazione. «La sicurezza non è un limite, ma ciò che permette allo sport di restare una parte sana e positiva della vita di chi lo pratica».

Matildina4Safety: prevenire prima dell’emergenza

Al centro dell’attività c’è Matildina4Safety, il progetto che traduce questa visione in azione concreta. L’idea è semplice ma decisiva: la sicurezza va affrontata prima che accada un incidente. Non solo quando l’attenzione mediatica è alta.

Il progetto si rivolge ad atleti e atlete di ogni età, famiglie, allenatori, insegnanti, società sportive e territori. L’obiettivo è fornire strumenti e conoscenze per riconoscere i fattori di rischio – dalla stanchezza alla pressione agonistica, dalle condizioni ambientali alla sottovalutazione dei segnali di pericolo – e gestirli in modo consapevole.

Molti infortuni non sono pura fatalità. Sono spesso il risultato di una combinazione di elementi che possono essere intercettati e ridotti attraverso formazione, cultura della prevenzione e innovazione tecnologica.



Lo sport deve emozionare, ma in sicurezza

«Lo sci – si legge nella nota stampa tramessa dalla Fondazione – continuerà a essere uno sport spettacolare, veloce, capace di emozionare milioni di persone. Ma la sua forza non può prescindere da un ambiente sempre più sicuro. Allenamento, tecnologia, gestione delle piste e responsabilità condivisa sono le parole chiave di una nuova fase culturale». Perché la vera vittoria non è solo salire su un podio, ma poter tornare in pista il giorno dopo. E trasformare una tragedia in consapevolezza può essere il primo passo verso un cambiamento concreto

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