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The last dance di "Bongio" che regala l'ultimo sinistro nel match d'addio

Ieri serata speciale per uno dei grandi del calcio monregalese

The last dance di "Bongio" che regala le ultime perle nel match d'addio

Ieri sera, in quella tiepida notte primaverile che sembra scritta apposta per i titoli di coda, è andata in scena The Last Dance di Enrico Bongioanni. “Bongio”, per chi sa. E per chi non sa, pazienza: certe cose o le hai viste dal vivo o non te le spiega nessuno. E Bongio, a quasi 48 anni, ha distribuito le ultime due perle come uno che svuota le tasche prima di lasciare il tavolo: niente nostalgia, solo classe nel 7-0 con doppietta con cui il suo Trinità ha concluso trionfalmente il campionato di Terza, dopo la promozione in Seconda. Un ultimo campionato vinto. Per sfizio, certo. Ma anche per abitudine.

Bongio è stato uno dei migliori giocatori del calcio monregalese e soprattutto il più longevo per durata e continuità di rendimento. Il suo segreto? In fondo è molto semplice: si è sempre divertito a giocare a pallone. Qualcuno potrebbe dire che sì, ha giocato fino a 48 anni, ma correndo il giusto, diciamo così. Solo che mentre gli altri correvano, lui giocava. Che è una cosa completamente diversa. Bongio a volte inseguiva il pallone e a volte lo aspettava. E quando arrivava, succedeva sempre qualcosa. Un controllo pulito, una finta con la testa alta, uno di quei passaggi che partono piano e arrivano perfetti sul piede del compagno, un tiro imprendibile.

 

 

IL SINISTRO DI "DEL BONGIO"

Cresciuto nel settore giovanile a Mondovì (Valeo, Intermonregalese, As Mondovì), ha esordito in Promozione a 16 anni per poi iniziare una lunghissima carriera nell'As Mondovì che lo ha portato in giro per tutto il Monregalese in una infinita e preziosa lista di squadre: Virtus, Tre Valli, Villanova, Caraglio, Magliano, Margaritese, Clavesana, Bagnasco, Trinità. Tra le tante maglie indossate, un unico punto fermo: il suo mancino. Quel sinistro che, sulle punizioni, aveva qualcosa di inevitabile. Era bello, che è una parola da esteti, ma soprattutto implacabile. La palla partiva, scavalcava la barriera e finiva dove doveva finire. Se non era gol, era palo. E se non era palo, era comunque un messaggio a compagni e avversari. Un omaggio dichiarato a Alessandro Del Piero, ma con accento monregalese e meno copertine.

Tra i ricordi che restano: il gol nello spareggio del ’97 a Centallo contro il Tre Valli—quello che valeva la Promozione—e una traiettoria impossibile contro il Carmagnola nel 2004, un tiro a giro che ancora oggi, se lo racconti, qualcuno annuisce in silenzio come si fa con le storie vere.

Tra i suoi successi ben 7 titoli tra campionati vinti e promozioni conquistate: due a Mondovì, due a Bagnasco e poi Villanova, Tre Valli e ora Trinità.

L'idea di smettere balenava nella sua testa da anni, ma poi ogni volta si faceva convincere da amici e dirigenti a non mollare, a continuare a respirare il profumo dell'erba, ad ascoltare il rumore dei tacchetti e tastare la consistenza del fango sotto gli scarpini. Ma in realtà era Bongio che convinceva Enrico.

 

Adesso gli scarpini sono appesi. E lui lo ha detto meglio di chiunque altro:

«Chiudere vincendo è il sogno di ogni bambino. È il cerchio che si chiude. Ma una parte di me vorrebbe che questo triplice fischio non arrivasse mai. Grazie Calcio dilettantistico, il calcio vero e sentimentale»

 

P.S.

Per chi scrive, Bongio è stato anche vice-allenatore nei Giovanissimi del Mondovì, con Sergio Sciolla alla guida. Una era geologica fa. A fine allenamento si fermava sempre a fare gara di punizioni con noi ragazzini. E ogni volta iniziavamo pensando, sinceramente, di poterlo battere. Non è mai successo. L'allegra e spensierata incoscienza di avere tredici anni. 

Ma il punto non era quello: il punto era che, per qualche minuto, ci provavi e sembrava possibile. E forse è stata questa, alla fine, la cosa più divertente di Bongio: farti credere che quando ti sistemi bene il pallone al limite dell'area certe cose si possano fare. Poi era lui che le faceva davvero.

 

 

 

Una delle tante magie su punizione, in un Villanova-Margaritese del 2016

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