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Referendum sulla giustizia: cosa cambia e qual è la domanda su cui siamo chiamati a votare

Seggi aperti domenica 22 marzo, dalle 7 alle ore 23, e lunedì 23 marzo, dalle ore 7 alle ore 15. Non servirà il quorum.

Referendum sulla giustizia:  cosa cambia e qual è la domanda  su cui siamo chiamati a votare

Immagine a scopo didascalica realizzata con l'AI

L’Italia si prepara a un referendum costituzionale destinato a modificare profondamente l’assetto della magistratura. Al centro della consultazione c’è la riforma che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e modifica il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (CSM). La fonte principale è il disegno di legge costituzionale n. 1353-B, approvato da Camera e Senato, che introduce le modifiche alla Costituzione. Il referendum è stato indetto perché la legge costituzionale è stata approvata senza la maggioranza dei due terzi dei componenti in ciascuna Camera.

Separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri

La modifica più significativa riguarda la distinzione tra magistrati giudicanti e requirenti. Attualmente giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine e possono passare da un ambito all’altro. La riforma introduce invece una separazione definitiva: i magistrati dovranno scegliere all’inizio della carriera se diventare giudici o pubblici ministeri. Il primo comma, dell’articolo 102 della Costituzione, viene integrato con un passaggio in cui si stabilisce che le norme sull’ordinamento giudiziario devono disciplinare le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti. In questo modo la divisione delle carriere non sarà solo una scelta legislativa ma diventa un principio costituzionale.

Due Consigli superiori della magistratura distinti

Un altro punto centrale della riforma è la creazione di due distinti organi di autogoverno. Oggi esiste un unico Consiglio superiore della magistratura, competente per tutti i magistrati. La riforma prevede invece l’istituzione di due Consigli separati: uno per i magistrati giudicanti e uno per quelli requirenti.
Con la modifica dell’articolo 104 cambia il sistema di selezione per il Csm. I componenti dei due Consigli - uno per i giudici, l’altro per i pm -non vengono più eletti, ma estratti a sorte da elenchi predisposti dal Parlamento e dalle magistrature.

Nuova Alta Corte disciplinare

La riforma prevede anche l’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare, che sarà competente per i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Si tratta di un cambiamento rilevante rispetto al sistema attuale, che affida queste funzioni al CSM. La riforma interviene anche sull’articolo 105 con la nascita dell’Alta Corte Disciplinare. Una struttura composta da 15 membri in parte laici e in parte magistrati, selezionati tramite nomina e sorteggio.

All’articolo 106 viene ampliato il terzo comma: in tema di accesso alla Cassazione oltre a professori e avvocati, potranno essere chiamati anche magistrati requirenti con almeno 15 anni di servizio. La modifica dell’articolo 107 riguarda la inamovibilità legata al rispettivo Csm. Le decisioni su trasferimenti o sospensioni spettano al rispettivo Consiglio superiore, cioè quello della carriera di appartenenza.

Modifiche alla Costituzione

Essendo una legge costituzionale, la riforma modifica direttamente la Carta fondamentale, intervenendo sugli articoli che regolano: l’organizzazione della magistratura, la distinzione tra funzioni giudicanti e requirenti, il sistema di autogoverno dei magistrati

La domanda del referendum 

Gli elettori saranno chiamati a esprimersi sulla seguente domanda ufficiale:

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente la separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti e l’istituzione di distinti Consigli superiori della magistratura, approvato dal Parlamento?»

Il referendum è di tipo confermativo e non prevede quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti. Se prevarrà il “Sì”, la riforma entrerà in vigore; in caso contrario, resterà in vigore l’attuale sistema.

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