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28 Marzo 2026 - 09:17
La montagna, in questi giorni, può ingannare. L’aspetto è quello tipico di fine stagione, con condizioni apparentemente più stabili, ma in realtà in quota la situazione resta delicata e in continua evoluzione.
Negli ultimi giorni, infatti, come riportato da Arpa, si sono registrate deboli nevicate anche a bassa quota, seguite da venti forti e a tratti tempestosi che hanno profondamente modificato il manto nevoso. Oltre i 2.000-2.200 metri, la neve, già fragile e poco coesa sui versanti più freddi e in ombra, è stata rimaneggiata, dando origine a nuovi accumuli instabili.
Oggi, sabato 28 marzo, si preannuncia relativamente tranquillo, ma è una calma solo apparente. Già da domenica sono attese nuove precipitazioni sui rilievi sud-occidentali, accompagnate da vento sostenuto, con la conseguente formazione di ulteriori accumuli da vento. Il risultato sarà un aumento del pericolo valanghe, che sulle Cozie Sud e sulle Alpi Marittime raggiungerà il grado 3-Marcato in quota, mentre negli altri settori, tra cui il Monregalese, si manterrà su un livello 2-Moderato.
Il problema principale resta quello degli accumuli di neve ventata, spesso difficili da individuare ma potenzialmente molto insidiosi. In alcuni casi, può bastare il passaggio di una sola persona – uno sciatore o un escursionista – per provocarne il distacco, con valanghe che possono raggiungere dimensioni anche significative.
Le zone più critiche sono quelle di transizione tra poca e molta neve, come ingressi di conche e canaloni, ma anche i pendii esposti a nord-est, est e sud, dove il vento ha depositato maggiori quantità di neve. Particolarmente pericolosi risultano i pendii ripidi, soprattutto quando gli strati più recenti poggiano su superfici dure o croste formate dal gelo e disgelo.
Anche il manto nevoso racconta una situazione complessa: il vento da nord-ovest ha continuato a spostare neve vecchia e instabile, creando un innevamento molto variabile, soprattutto in prossimità delle creste e delle cime. In quota, spesso la neve ventata si appoggia su una base dura, mentre sui versanti più soleggiati la superficie tenderà ad ammorbidirsi nelle ore più calde.
Sui pendii in ombra, invece, si nascondono strati deboli all’interno del manto nevoso, veri punti critici che possono favorire distacchi improvvisi.
La tendenza è chiara: con l’arrivo di nuova neve e vento, i punti pericolosi sono destinati ad aumentare.
Per chi frequenta la montagna, il messaggio è netto: non fidarsi dell’apparenza primaverile. Perché, anche quando sembra più tranquilla, la neve può ancora essere instabile.
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