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Non più conteso, ma condiviso dai due paesi: l’eredità di Einaudi

L'inaugurazione della Sala consigliare in Municipio a Carrù sancisce il nuovo corso. Il progetto della rotonda commemorativa verrà sdoppiato?

Non più conteso, ma condiviso dai due paesi: l’eredità di Einaudi

Pietro Danna, Nicola Schellino e Claudio Raviola davanti all'effige della nuova Sala Einaudi

Non più conteso, ma condiviso. Se è vero che nei tempi passati Carrù e Dogliani hanno sempre «rivaleggiato» per la paternità del loro concittadino più illustre, quel Luigi Einaudi dalle mille anime e primo presidente eletto della Repubblica, quanto avvenuto giovedì sera a Carrù sancisce l'inizio di un nuovo periodo.

Potremmo definirla "pace", anche se onestamente mai c'era stata guerra. Semplicemente, a suon di commemorazioni e iniziative, il rischio era che ogni Amministrazione andasse un po’ per conto suo. Ma l'aria, da qualche anno, è ormai cambiata anche dopo l'ingresso di entrambi i Comuni nel circuito delle «Città Presidenziali».

Ora, nel giovedì dell'intitolazione della Sala del Consiglio comunale al terzo piano del Municipio di Carrù, il sindaco padrone di casa Nicola Schellino ha invitato, in un piccolo momento celebrativo, il collega di Dogliani, Claudio Raviola, e il consigliere Pietro Danna, in rappresentanza della Provincia di Cuneo, assieme ai vari rappresentanti delle Associazioni del paese e della Bcc Alpi Marittime, la banca per eccellenza del territorio carrucese.

L’intitolazione della sala di Carrù a Einaudi assume un significato simbolico: è il luogo dove si delibera sul presente e sul futuro della comunità, uno degli spazi più alti della vita democratica locale. Il mantra, richiamando proprio la frase più iconica di Einaudi, è «prima conoscere, poi deliberare».

Due rotonde… o una?

«Einaudi era una figura direi più sobria che austera, ma di grande umanità», ha ricordato il consigliere provinciale Danna, che ha poi accennato al progetto condiviso con il sindaco Schellino: la realizzazione di una rotatoria sulla provinciale, in prossimità della stazione di Carrù, da dedicare al presidente Einaudi. Ma nella vicini Dogliani, il paese nel quale Einaudi ha vissuto la maggior parte della sua esistenza, è in piedi lo stesso progetto. «Gli eredi della famiglia hanno offerto la loro disponibilità e sostegno per un allestimento a tema nella rotatoria in via Torino». Ma vuole essere comunque una storia di "condivisione" (e non "contesa").

«Non potevo mancare a questo momento, grazie anche al rapporto di amicizia e fiducia che mi lega al sindaco Nicola Schellino», ha rimarcato il primo cittadino doglianese Raviola. «La figura di Einaudi non può essere contesa, è un patrimonio di tutti».

Raviola ha espresso l’orgoglio di Dogliani per aver ospitato Einaudi per gran parte della sua vita: i "Poderi Einaudi" continuano tutt’oggi a portare alto il nome della città. Ha ricordato che lo stesso futuro presidente della Repubblica si era seduto tra i banchi del consiglio comunale del paese.

«Era un uomo con la schiena dritta a 360 gradi», ha concluso Raviola. «Diceva spesso che "il denaro dei contribuenti dev’essere sacro", un monito che ogni amministratore dovrebbe tenere sempre presente».

A chiosa è intervenuto il sindaco Nicola Schellino:

«Con la presenza ora del volto di Einaudi nella sala consiliare sarà ancor più forte il richiamo alla consapevolezza e alla responsabilità di ogni consigliere. Tra il “conoscere” e “deliberare” esiste un verbo fondamentale: dialogare. Ovvero, dal greco "Dia-logos", attraverso la parola. È questo il vero spirito che deve animare, come credo qui dentro succeda, la vita politica e amministrativa di una comunità».

In scia ecco l'ultima celebre citazione di Einaudi riportata in auge:

«Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’ la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propia azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.
Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi»

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