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«Trump, dopo il Venezuela, quando toccherà alla Groenlandia?»

L'analisi politica dell'esperto, dott. Chittolina: «Se non si rispettano i confini può venir giù mezzo mondo. Ce lo hanno insegnato due tragiche guerre mondiali»

«Trump, dopo il Venezuela, quando toccherà alla Groenlandia?»

Le immagini dell'attacco Usa al Venezuela e, nel riquadro, Franco Chittolina

Sull'attacco Usa al Venezuela, pubblichiamo di seguito l'intervento dell'esperto dott. Franco Chittolina, vicepresidente di APICEUROPA

L’intervento armato di Trump in un Paese sovrano come il Venezuela dovrebbe servire da lezione a molti sonnambuli nel mondo, nell’Unione Europea in particolare.

Che il regime venezuelano di Maduro non fosse un esempio di democrazia lo sapevamo, ma ci illudevamo ancora che una residua democrazia sopravvivesse negli Stati Uniti, anche se da molti indizi avremmo dovuto capire che quando si calpesta lo Stato di diritto, in casa e fuori dai propri confini, la china si fa scivolosa e lo schianto non tarda a manifestarsi.

Se vale la regola che più indizi fanno una prova, adesso questa ce l’abbiamo: dal Medio Oriente, al tempo della guerra all’Iraq, fino alle recenti irruzioni in occasione dell’esplosione del conflitto israelo-palestinese, gli Stati Uniti ci hanno abituati a queste forzate – e mai riuscite – “esportazioni della democrazia”, come bene hanno imparato anche i Paesi dell’America Latina.

Ma il sommo capolavoro degli “invasori” è di invocare in loro favore il rispetto del diritto internazionale che ai loro occhi renderebbe legittimi questi interventi in casa d’altri. Ne ha subito approfittato anche Vladimir Putin, l’ultimo che di diritto internazionale può parlare.

Per quel poco che conta – ma molto per noi cittadini attoniti – vanno registrate a futura memoria le prime dichiarazioni di Palazzo Chigi che, all’insegna del motto che “la migliore difesa è l’attacco”, considera “legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi, come nel caso di entità statali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”.

Da chiedersi quale sostanza abbia la “legittimità” di un intervento come quello di Trump in Venezuela, quale ne sia la fonte, quale il fondamento, a parte la prepotenza del predatore interessato al prezioso petrolio. Non risulta che una istituzione internazionale sia all’origine di questa pretesa legittimità, non certo il fantasma dell’ONU, pure invocata dai nostri governanti come condizione per intervenire in Ucraina, ma con un “liberi tutti” se a muoversi è l’amico autocrate americano.

Le prime caute reazioni dei Vertici dell’Unione Europea hanno fatto appello al cadavere del diritto internazionale, sostenendo con toni morbidi “una transizione pacifica” per non disturbare troppo il manovratore che continua a ricattarci con la sua complicità, da invasore ad invasore, con Vladimir Putin, in attesa che Pechino cucini a fuoco lento Taiwan, prossima preda che non si vede a questo punto come potrà essere difesa.

Non è eccessivo immaginare quanti brutti presagi possano essersi diffusi di questi tempi in Danimarca, visti gli appetiti manifestati in passato da Trump sulla Groenlandia, rispediti al mittente a più riprese e a muso duro dalla Prima ministro danese, ma reiterati all’indomani dell’intervento in Venezuela, perché Trump considera l’isola “circondata da davi russe e cinesi” e quindi ne “ha bisogno per ragioni di sicurezza”. Senza dimenticare gli appetiti che incombono sul Canada e su Cuba, quest’ultima da sempre nella lista del “giardino di casa” da ripulire.

La storia ci ha insegnato come funzionano i confini che, se non rispettati, può venir giù mezzo mondo, con un effetto domino: ce lo hanno insegnato due tragiche guerre mondiali e molte di quelle ferite non si sono ancora rimarginate del tutto, nuove ferite si sono aperte, come nel caso dell’Ucraina, mentre un ministro del governo israeliano annuncia che la Cisgiordania è terra di Israele che non lesina elogi all’autocrate americano, “leader del mondo libero”.

Tutto questo mentre Trump si esalta per l’impresa e troppi tacciono, tanti lo approvano e molti lo ammirano. Da sperare che l’Unione Europea, ancora una volta stordita dagli eventi e divisa al proprio interno, trovi la dignità e il coraggio di esprimersi al più presto con voce forte e chiara, se vuole restare credibile per i suoi cittadini che sperano nella difesa della democrazia e della sovranità europea".

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