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Il fuoriclasse del flauto premiato dalla Regina (e che non ha mai suonato il piffero alle Medie)

Alberto Navarra è il protagonista della seconda puntata di MON TALK: «Suonare con i Berliner è come giocare nel Real Madrid»

Il fuoriclasse del flauto premiato dalla regina di Spagna: «Bisogna crederci come pazzi»

Nicolò Bono con il musicista monregalese Alberto Navarra

«Bisogna crederci, come pazzi. Io l'ho fatto da quando avevo 14 anni». Lui è Alberto Navarra. Classe 1997, talento cristallino, fuoriclasse del flauto, idee chiare e una passione coltivata con determinazione fin da giovanissimo.

Per la seconda puntata di MON TALK, il nuovo format dell’Unione Monregalese, il nostro Nicolò Bono lo ha intervistato in un racconto che parte da Mondovì e arriva ai templi della musica classica mondiale. Il video è disponibile integralmente sul canale YouTube.

 

«Ho iniziato alla Scuola di Piazza quasi per caso – racconta Navarra – . Avevo messo il flauto come seconda scelta, dopo la chitarra, ma i posti erano esauriti. È andata così… ed è stata una fortuna». Una fortuna “doppia”, perché Alberto ha subito studiato flauto traverso, evitando il più comune flauto dolce che è toccato a tutti nell’ora di musica alle Medie. «La prof mi ha sempre concesso di portare il mio strumento. Quelli di plastica non hanno la stessa qualità».

Non figlio d’arte – papà poliziotto, mamma insegnante – cresce però in una casa dove la musica non manca: «Mio nonno ascoltava opera. Già da bambino sentivo che mi esaltava». Arrivano i primi riconoscimenti nei concorsi nazionali, poi la scelta decisiva: «Dalla terza liceo ho iniziato il Conservatorio. Sono andato dritto, anche nei momenti di riflessione più duri».

Il percorso accademico lo porta al Conservatorio Ghedini di Cuneo e, nel 2019, al balzo internazionale: l’Escuela Superior de Música Reina Sofía a Madrid. Qui, nel 2021, viene premiato come studente “más sobresaliente”, ricevendo il riconoscimento direttamente dalla regina Sofía di Spagna: «Un’emozione unica, anche perché era il periodo del Covid. Una sensazione che non avevo mai provato prima».

Nel 2022 arriva il riconoscimento più importante, il Premio Nielsen. «È uno dei concorsi più prestigiosi: dà visibilità. Non è una gara in senso stretto, è come una medaglia: può voler dire tutto o niente, ma ha aiutato moltissimo». Tanto da permettergli di pubblicare il primo album.

Ambizione e lavoro sono le sue parole chiave: «Ho sempre creduto molto in me stesso, anche nei momenti delicati. Ma l’arte devi amarla profondamente. Per me è venuto tutto in modo naturale». Un approccio che lo porta a suonare con alcune delle orchestre più importanti al mondo, su tutte la Berliner Philharmoniker: «È come giocare nel Real Madrid. All’Accademia respiri un’energia incredibile, ogni musicista è un “top player”. Ti senti un piccolo ingranaggio che però non può mai essere fuori posto».

 
 
 
 
 
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Indimenticabile il primo concerto con i Berliner: «Sala piena, duemila persone. Non pensavo al pubblico, ma a come stavamo suonando. Un’energia di suono mai provata. Nelle prove, durante un brano di Mahler, quando il secondo flauto mi disse “benvenuto” sono rimasto folgorato dall'energia e dall'intensità di ognuno».

Sullo stereotipo che vuole la musica classica distante e d’élite, Navarra è netto: «Il nostro lavoro è anche rompere questi preconcetti. La musica classica porta le stesse emozioni che abbiamo dentro tutti. L’arte vera credo resti oltre le epoche».



L’orchestra di Sanremo? «È una domanda classica, ma parliamo di un altro genere. Lì c’è musica leggera, io faccio classica. Dà tanta visibilità, ma a livello personale non la vedo come un punto di arrivo. L'orchestra poi è un po' in disparte, non è protagonista». E sullo studio: «Non si smette mai davvero. Ogni tanto in vacanza sì, non sono uno di quelli che non pensa ad altro… ma c’è sempre qualcosa da migliorare».

 

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