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29 Gennaio 2026 - 08:28
Si alza la tensione all'Università di Torino: i Collettivi studenteschi (Collettivo Universitario autonomo, Studenti indipendenti, Cambiare Rotta) infatti hanno annunciato l'occupazione di Palazzo Nuovo in risposta alla decisione da parte della rettrice Cristina Prandi di chiudere il palazzo il 23 gennaio, impedendo la realizzazione dell'evento musicale "Que viva Askatasuna" a sostegno dello storico centro sociale recentemente sgomberato. L'accusa di questi gruppi è che la decisione della rettrice non sia stata presa neutralmente ma "veicolata da ingerenze poliziesche e di partito nel nome della sicurezza"
L'Università ha diramato una nota in risposta, stigmatizzando la scelta di occupare la sede universitaria. «L’Università di Torino ribadisce con chiarezza che l’occupazione di spazi universitari non è una forma di confronto accettabile – si legge nella nota dell'ateneo –, perché limita i diritti dell’intera comunità accademica e compromette lo svolgimento delle attività istituzionali.
Palazzo Nuovo è un luogo di studio, lavoro e servizio pubblico: deve rimanere accessibile e sicuro per studentesse e studenti, personale tecnico-amministrativo, docenti e cittadinanza che usufruisce delle attività dell’Ateneo. Qualsiasi iniziativa che impedisca o condizioni l’accesso alle strutture, interrompa la didattica o metta a rischio persone e beni è incompatibile con la responsabilità che un’istituzione pubblica deve garantire.
L’Università richiede pertanto la rinuncia ad avviare l'occupazione annunciata e il ripristino immediato delle condizioni di piena agibilità e fruibilità dell’edificio. L’Ateneo ha già attivato le procedure interne necessarie per la tutela della sicurezza e del patrimonio e sta valutando, in raccordo con gli organi competenti, tutte le misure previste per garantire la continuità delle attività e la tutela dei diritti della comunità universitaria.
L’Università è disponibile al confronto nelle sedi proprie della rappresentanza e del dialogo istituzionale; tale confronto, tuttavia, non può svolgersi sotto condizione né attraverso azioni che impongano unilateralmente un blocco delle attività». Il rettorato invita a seguire i canali social e il sito dell'ateneo per informazioni su lezioni ed esami.
Circa lo sgombero di Askatasuna è atteso inoltre un grande corteo nazionale a Torino, da dove confluiranno centri sociali, movimenti studenteschi, associazioni e rappresentanze da tutta Italia, per protestare contro la chiusura dello storico centro sociale.
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