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Perché nella mostra storica c'è un manifesto "falso" (ma che testimonia qualcosa di vero)

Inaugurata ieri la mostra “Fascismo, foibe, esodo: le tragedie del confine orientale”

Perché nella mostra storica c'è un manifesto "falso" (ma che testimonia qualcosa di vero)

«Si proibisce nel modo più assoluto di parlare lingua slava». Firmato: Comando Squadristi. Nell'affascinante e interessantissima mostra inaugurata ieri a Mondovì presso l'Antico palazzo di Città,  “Fascismo, foibe, esodo: le tragedie del confine orientale”, c'è anche questo: il cosiddetto "Manifesto di Dignano".

È uno dei documenti più controversi di cui si può trovare traccia, anche cercando in rete. Perché da molti viene considerato un falso al 100%. Non una riproduzione di un documento reale, ma fatta dopo: ma un volantino inventato di sana pianta.

La mostra è stata inaugurata ieri, è stata curata dal dott. Livio Attanasio, e include due parti.

la prima è un'esposizione, curata da Bruno Enriotti e Angelo Ferranti e realizzata dalla “Fondazione Memoria della Deportazione” con l’intermediazione dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea della Provincia di Cuneo, che affronta in modo schematico quarant’anni di storia del confine orientale nel corso del ventesimo secolo. Dieci pannelli didascalici ripercorreranno la dominazione fascista nei territori istriani tra gli anni Venti e Quaranta, l’aggressione italo-tedesca alla Jugoslavia e la Resistenza contro l’occupazione nazi-fascista, le foibe e l’esodo degli italiani fino alla metà degli anni Cinquanta.

La seconda è invece dedicata alla celebrazione dei luoghi dell’esodo giuliano-dalmata, grazie ad una serie di riproduzioni di stampe storiche risalenti al 1897. Un amalgama di testimonianze visive delle località geografiche dell’Adriatico, ma anche tipi umani, quadri famigliari, eventi di vita sociale del litorale istriano e dalmata. Un’appendice espositiva, quest’ultima, resa possibile grazie alla sezione torinese dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

All'inaugurazione di ieri era anche presenta una delegazione del Comitato torinese dell'ANVGD, l'Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, prima associazione a carattere nazionale sorta nel 1947, con lo scopo di raccordare e organizzare le decine di migliaia di profughi – italiani autoctoni – provenienti dai territori della Venezia Giulia e Dalmazia. Ne facevano parte il presidente Antonio Vatta e l'archivista Egidio Rocchi.

Da ormai anni il "manifesto di Dignano" è al centro di un dibattito sollevato dall'Unione degli Istriani, che sostiene sia un falso al 100%: non ne esistono versioni originali ma solo riproduzioni, non se ne trova collocazione né data, non ne esiste testimonianza diretta. Anche il tentativo di risalire alla tipografia in cui sarebbe stato stampato ha sempre portato a una serie di dubbi. L'Unione Istriana crede invece alla versione secondo cui quel manifesto sarebbe stato creato ad arte per propaganda, «un falso usato per denigrare l'Italia e gli Istriani, chiamandoci oppressori di fronte al mondo».

A sua volta, l'Unione Istriani non è esente da polemiche: l'associazione triestina è stata più volte accostata a simpatie nazionaliste e neoirredentiste, se non esplicitamente neo fasciste.

I curatori della mostra sono ben consapevoli della controversia su quel volantino: lo ha confermato lo stesso Attanasio, davanti ad alcuni fra i visitatori che lo hanno fatto notare. Ma anche per questo - e forse proprio per  questo - ha senso che sia lì, nella teca, assieme agli altri documenti. Come ulteriore testimonianza di un odio, questo reale, che lascia strascichi nella storia.

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