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«Ma quanta ne è scesa?» Il Rifugio Valasco "scompare" sotto la neve

Struttura e cortili quasi invisibili sotto la spessa coltre. Si spala, per liberare le vie d'accesso

«Ma quanta ne è scesa?» Il Rifugio Valasco "scompare" sotto la neve

Il cortile interno del Rifugio, sommerso dalla neve

La nevicata di San Valentino, tra venerdì 13 e sabato 14 febbraio, ha lasciato un segno profondo sulle montagne del Monregalese e del Cuneese. Precipitazioni abbondanti hanno imbiancato vallate e cime, regalando paesaggi da cartolina ma anche scenari impegnativi per chi in quota vive e lavora ogni giorno.

Di grande impatto sono le immagini che arrivano dal Rifugio Valasco, nel cuore della Valle Gesso. Qui la neve ha quasi completamente sepolto la struttura, rendendo necessario un lungo e faticoso intervento da parte dei gestori per dissotterrare letteralmente il rifugio.

Muniti di pala, hanno iniziato a liberare le vie d’accesso, sommerse da accumuli eccezionali. Solo dopo aver riaperto un varco verso l’esterno si sono dedicati al cortile interno, ormai quasi irriconoscibile sotto una coltre bianca compatta. In alcuni punti la neve ha superato abbondantemente la metà delle porte d’ingresso, dando la misura dell’intensità della perturbazione che ha interessato l’area.

A quota 1.764 metri, nel cuore del Parco delle Alpi Marittime, l’inverno si è fatto sentire con tutta la sua forza. Le fotografie condivise sui social raccontano meglio di qualsiasi parola la portata dell’evento: muri bianchi al posto delle pareti, finestre incorniciate da spessori impressionanti, passaggi trasformati in veri e propri tunnel scavati a mano.

A commentare, con stupore, è stato l’esperto meteo Andrea Vuolo, che ha rilanciato le immagini di CismyMountain: «Ma quanta neve c’è al Rifugio Valasco? Si inizia a lavorare per liberare quest’area dall’abbondante accumulo di neve presente ai 1.764 metri del Rifugio Valasco, nel cuore del Parco delle Alpi Marittime, in Valle Gesso».

Un episodio che testimonia non solo la straordinaria intensità della nevicata di metà febbraio, ma anche la dedizione di chi presidia la montagna in ogni stagione. Se per gli appassionati la neve rappresenta fascino e bellezza, per chi gestisce strutture in alta quota significa anche fatica, organizzazione e un lavoro continuo per garantire sicurezza e accessibilità.

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