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25 Febbraio 2026 - 18:21
Nicolò Bono con lo youtuber Efrem Lamesta
Nella stessa camera in cui tutto è iniziato, undici anni dopo, Efrem Lamesta torna a raccontarsi. È aprile 2014 quando pubblica il suo primo video su YouTube. Oggi, con oltre 230mila iscritti su YouTube, 100mila follower su TikTok e 70mila su Instagram, è uno dei creator italiani che hanno saputo trasformare una passione nata in provincia in un progetto internazionale.
È lui il protagonista della terza puntata di “MON Talk”, format de l’Unione Monregalese, intervistato dal nostro Nicolò Bono (montaggio e riprese a cura di Denis Olaru). Il video è disponibile sul nostro canale Youtube.
Efrem Lamesta, ha 29 anni ed è originario di Niella Tanaro. Dopo il diploma, si laurea nel 2018 all’Accademia di Belle Arti di Cuneo. Fin da adolescente sviluppa una forte passione per cinema e video: realizza i primi lavori per alcune aziende del territorio, poi scopre YouTube e capisce che quella piattaforma può essere la sua strada.
«I miei amici avevano passioni più classiche. Per me YouTube era una valvola di sfogo, il modo per trovare persone più affini a me».
Fino al 2018-2019, YouTube è “qualcosa in più” mentre studia e lavora. Il bivio arriva dopo la laurea: fare il videomaker tradizionale o puntare tutto sui contenuti online?
«A Milano - racconta Efrem a "MON Talk" - ho iniziato a partecipare agli eventi per creator organizzati dalla piattaforma. È stato fondamentale: ho conosciuto persone con la mia stessa passione, abbiamo condiviso competenze e visioni. Mi sono messo a fare un business plan, partendo proprio da un’immagine scaricata online come modello. Dal 2019 ho iniziato a ingranare: sono arrivati i primi brand e le prime collaborazioni.»
«Ho sempre fatto tutto da solo, ma da tre o quattro anni mio fratello Tommaso mi dà una mano sul premontaggio. Si occupa della parte più “macchinosa”, il taglia e cuci. Poi torno io per rifinire, dare ritmo, impacchettare il video. Da quest’anno collaboro anche con una ragazza bravissima nell’organizzazione: mi aiuta a programmare, a trovare gli Airbnb giusti, a gestire logistica e spostamenti. Quando vivi tra due continenti, la parte organizzativa diventa enorme».
Efrem arriva a Milano fine 2019. «I primi mesi sono stati incredibili: eventi, entusiasmo, città viva. Poi è arrivato il 2020 e si è fermato tutto. All’inizio facevo videomaking e tutorial di Photoshop. Poi ho provato con i "travel", ma le visualizzazioni sono crollate: il pubblico era abituato a tutt’altro. Allora mi sono imposto una sfida: 50 giorni, un video al giorno sulla tecnologia. Ha funzionato. In quel periodo facevo anche radio su RDS Next, spin-off di RDS. Avevo il permesso di spostarmi e prendevo la metro completamente vuota. Sembrava un film.»
«Dopo la fine di una relazione ho deciso di cambiare aria. Parlavo spesso con il mio amico Jacopo D'Alesio (Jakidale), e un giorno mi ha detto: “Vai a New York”. Mi ha persino regalato un biglietto di sola andata, che poi non ho mai usato per via della pandemia.
Sono partito a fine 2021. Prima ho fatto un road trip dall’Italia a Parigi con una Tesla, poi ho iniziato la serie di video giornalieri a New York. L’idea era semplice: racconto la mia vita ogni giorno qui, e intanto porto avanti anche la mia passione musicale».
«Per sei mesi ho pubblicato un video al giorno. Mi svegliavo alle 7 per pubblicare alle 13 ora italiana. Dalle 9 alle 15 giravo per la città, poi montavo fino alle 22. Alle 22 andavo a dormire. Avevo un piano preciso: tre contenuti lifestyle, uno tech, uno o due sul cibo, più qualche jolly. Sapevo sempre cosa avrei girato quel giorno. Ma quando fai un video al giorno… non hai una vita».
«New York è carissima. Durante la pandemia ero riuscito a mettere da parte dei soldi e li avevo investiti. Facevo due mesi negli States e poi tornavo per problemi legati al visto. Sono andato anche a Dubai e in Giappone, ma notavo sempre un calo di visualizzazioni nei video rispetto a New York.
Una volta tornato a casa, in Italia, sono arrivato "quasi a zero". YouTube paga, ma il ricavo principale arriva dalle partnership. A un certo punto mi sono detto: devo fare un ragionamento per far funzionare tutto in modo sostenibile».
«Quando sono arrivato non conoscevo nessuno. Gli americani sono diversi, ci mettono più tempo ad aprirsi. La prima persona che ho conosciuto è stato lo youtuber Brett Conti. Aveva visto commenti italiani sotto un suo video e mi ha invitato nel suo studio. Entrare in quel mondo è stato incredibile. Da lì ho iniziato a creare una rete»
«Io racconto New York, o meglio la mia esperienza. Chi mi segue vuole vedere quello che faccio io: un italiano a New York».
«Ho pubblicato tre singoli, tra cui “Icaro”, che ha superato i 300mila stream su Spotify. A breve uscirà il quarto. Iniziare da zero nella musica è stato difficile. Mi sono "scontrato" con un’industria che non mi è piaciuta per niente. Per me comunque la musica è un sfogo, un qualcosa in più».
«Sei il capo di te stesso, sì. Ma non basta fare un bel video. Conta tantissimo come lo impacchetti: titolo, miniatura, ritmo. Faccio tutto con Photoshop e oggi uso anche strumenti di intelligenza artificiale per organizzare le idee e intervenire sulle immagini di copertina.YouTube cambia continuamente. Oggi serve un’attenzione maniacale ai titoli». Tra i video di maggior successo (4,5 milioni di visualizzazioni su TikTok) quello in cui è andato da Milano a Napoli in giornata: «Sì, solo per mangiare una pizza».
«Ho un altro canale dedicato ai parchi divertimento. Da piccolo i miei mi organizzavano feste a tema. Credo la mia passione sia nata da lì. Ho iniziato con Gardaland perché nessuno faceva contenuti strutturati sui parchi. L’interesse è stato altissimo.»
«A Milano ero circondato da creator: Jakidale, MRNBD, Mattia Miraglio, Gastube, Otto Climan. A New York all’inizio ero solo. Ho conosciuto la mia attuale ragazza Kelsi in un vlog. Il nostro primo incontro è "in video". Nella mia testa pensavo sempre: cosa posso raccontare?
A un certo punto mi sono reso conto che non avevo più una vita. Ultimamente ho dato più spazio agli amici che a YouTube. Ho rallentato, ma riprenderò. Con Kelsi abbiamo dovuto capire come incastrare relazione, viaggi e contenuti. È un equilibrio continuo».
«Da bambino sognavo di svegliarmi e fare un video. Oggi lo faccio davvero. Ci sono stati periodi in cui mi svegliavo alle 4 del mattino, andavo da Torino a Milano a lavorare in ufficio come videomaker, tornavo tardissimo e il giorno dopo studiavo in università. A un certo punto ho mollato, ma mi è servito per capire tante cose. Il messaggio è semplice: chiunque può farlo, se vuole davvero. L’importante è non mollare. Il modo si trova».
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