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L'architetto e la chiesa sconsacrata: «Facciamola diventare un luogo di ritrovo e di mercato»

Sarà la soluzione per Sant'Evasio? La proposta dell'ex consigliere comunale Gianni Mansuino. Se ne parla stasera

Evasio

Trasformare l'ex chiesa di Sant'Evasio, sconsacrata e abbandonata, in un luogo di ritrovo, aggregazione e... mercato. «Una "piazza aperta"»: così lo spiega l'ex consigliere comunale e architetto Gianni Mansuino.

Può essere la soluzione per l'antica parrocchiale di Mondovì Carassone? Se ne parlerà stasera, in un incontro indetto dall'Amministrazione comunale.

L'incontro si terrà stasera, lunedì 23 febbraio, alle ore 20.30 presso il Centro Anziani di Carassone (via del Campo 5): sarà un incontro con la popolazione del rione per un momento di ascolto, di dialogo e di confronto sulla quotidianità del quartiere e tra i punti che verranno trattati c'è anche l’ipotesi di rifunzionalizzazione della chiesa di Sant’Evasio: una delle grandi questioni irrisolte monregalesi.

L’ex chiesa è "sotto cantiere" da 15 anni... ma in realtà no: i lavori sono fermi.  Sconsacrata da tantissimi anni (si era anche pensato di farne una sala congressi per il Politecnico), nel 2004 venne ceduta dalla Diocesi di Mondovì al Comune in comodato per ri-valorizzarla e trasformarla in un salone eventi. E il Comune la affidò all’Associazione culturale “Marcovaldo” di Caraglio, che gestiva molti beni di pregio in provincia di Cuneo, per il recupero. I lavori cominciarono solamente nel 2011: venne rifatto il tetto, ci sono stati lavori alla sacrestia e soprattutto i restauri agli interni che hanno consentito di riportare alla luce antiche pitture preesistenti, e si montò il ponteggio sulla facciata per i restauri delle pitture. Nel 2016, però la "Marcovaldo" venne travolta da una crisi finanziaria e venne liquidata. Tutto passò nelle mani di un nuovo soggetto, la Fondazione Artea. La quale, però, nel 2018 non rinnovò la convenzione col Comune... e l'ex chiesa tornò in mano al Comune. Da allora, non si è più mosso niente. 

L'architetto Mansuino non ha mai smesso di sperarci. «Stiamo parlando di un contenitore di pregio, vicino alla sede del Politecnico - scrive, in una relazione che ci ha mostrato -, collocato non lontano dal circuito di "Landandè" e in una zona della città he non ha un mercato rionale. Invito il Comune a considerarne il recupero come luogo di aggregazione, trasformandolo in una "piazza coperta"».

Ovvero? «Un luogo di ritrovo, che consenta anche di allestire dei "dehors" in spazi delimitati con pareti a vetro gestibili dai produttori locali, un'area coperta nell'ex sacrestia che possa ospitare esposizioni o luogo di ritrovo per i giovani. In questo modo la si restituirebbe alla comunità».

Una vera e propria «area mercatale coperta»: questa la proposta di Mansuino, assolutamente inedita per la nostra città. I "dehors" potrebbero essere sistemati nelle navate laterali. La visione è suggestiva: si entra nell'ex chiesa come, appunto, in una piazza.

Un esperimento già tentato e riuscito altrove: Mansuino cita l'ex chiesa dei Gesuiti a Belluno come esempio. « Mondovì esistono molte aziende di trasformazione dei prodotti agricoli: latticini, mele, castagne, nocciole, marmellate eccetera. Si potrebbero anche chiedere fondi attraverso i bandi che prevedono il sostegno alle imprse. E credo che si debba valutare la gestione pubblico-privata del servizio».

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