ultime notizie
25 Febbraio 2026 - 09:15
Una volta li chiamavano "complessi musicali", oggi sono le cover band. Ma la sostanza è una: se si parla della storia della musica dal vivo, a Mondovì, si parla dei Sixties Graffiti.
La band fondata da Attilio Ferrua - assieme a Gianfranco Bruno, unico della primissima formazione originale, anche se di poco: Marco Golinelli entrò l'anno successivo - quest'anno compie 40 anni. E ha annunciato "l'ultimo concerto": il 3 settembre. Una data che fin da ora è bene segnarsi sul calendario.

Ma davvero i Sixties si sciolgono? «Beh... suoniamo da 40 anni: sì, credo che sarà davvero l'ultimo concerto - ci risponde Ferrua -. Ormai siamo... una band di anziani! Io ho 76 anni, sono un nonno».
Attilio, per tutti "Uccio", lo dice ridendo. Lui è davvero nonno, ma il sangue del musicista scorre sia in suo figlio Marco che in suo nipote Riki (QUI il podcast dedicato a lui), che da anni fa parlare di sé per le sue incredibili performance musicali. Ma non è sbagliato dire che la musica live a Mondovì e dintorni deve tanto, tantissimo, ai Sixties Graffiti.
Nacquero nel 1986 da Attilio Ferrua, Danilo Dalmasso, Bruno Avico, GianFranco Bruno e Tom Iannielli: «Un gruppo di amici - racconta Attilio - che amava la musica. Suonavamo insieme già da qualche anno, poi abbiamo assunto questo nome. Marco Golinelli è entrato l'anno successivo, nel 1987, al posto di "Doc" Dalmasso».
Prima dei Sixtoies esisteva una band che si chiamava Prima Pagina, nata negli anni '70 e con un sound assolutamente rock: dentro militavano già Ferrua, Avico e Iannelli. I Sixties vennero su quasi 10 anni dopo, quando la musica live stava tornando a galla anche al di fuori delle orchestrine da ballo liscio. Si organizzavano le feste di paese, c'era voglia di ballare ma anche di cantare i grandi successi degli anni '60 e '70: ed è lì che i Sixties nacquero e, a modo loro, esplosero.
«All'epoca - ricorda Ferrua - non esistevano nemmeno i "service musicali". Così si fece avanti un amico: era "Talu" Costamagna. Di fatto, la sua carriera cominciò con noi. Ed è stato assieme a noi, tante altre volte: nel ventennale, nel trentennale... questa volta non ci sarà».
Il repertorio è sempre stato quello, o quasi: la musica degli anni '60, quella di cui loro erano innamorati. Poi sono arrivati gli altri componenti: «Sandro Lavagna, anche lui ancora in formazione come Gino Botto e Renzo Coniglio entrati negli anni '90, Ermanno Dardanelli al sax. Poi entrarono le voci femminili: Rosangela Borghese, Manuela Peirano e Simona DeMaria». La band diviene sempre più completa, il concerto assume la forma di un vero show.
«Negli "anni d'oro" facevamo anche 25, 30 concerti nella stagione estiva! Era un'epoca in cui si suonava davvero tantissimo: si viaggiava, si montava tutto, poi dopo il concerto si tornava a casa e si scaricavano tutti gli strumenti a notte fonda...». Poi, negli anni '90, tante cose sono cambiate. «La formazione ha avuto un po' di cambi. Poi, nel 1998, alla morte di Lucio Battisti, abbiamo fatto un concerto e uno spettacolo tutto dedicato a lui a Mondovì, al "Bertola"».
Fu un successo enorme, chi c'era lo ricorda ancora adesso. «Da quel momento la formazione si è fatta più stabile», ricorda Ferrua. I Sixties hanno superato il ventennale, nel 2006, con un concerto-amarcord che ripercorre tutte le fasi di vita della band con molti dei componenti originali: tornarono quasi tutti sul palco.
I Sixties, a Mondovì, sono un piccolo grande fenomeno: un loro live in piazza è sinonimo di garanzia di pienone, un loro concerto in teatro è un sold-out garantito. La band ne fa tanti, soprattutto per beneficenza. E si arrivò così al trentennale, nel 2016, quando i Sixties Graffiti misero su un altro show memorabile.
In quell'occasione, come oggi, intervistammo Ferrua che ci espresse un concetto meraviglioso, oggi più che mai - proprio nei giorni del Festival di Sanremo - suona davvero attuale: «Una band che nasce oggi potrebbe durare quanto siamo durati noi? Penso che oggi sia tutto molto più difficile. Oggi l’attenzione per questo mondo è bassissima (Attilio usa un piemontesissimo “al pian di babi”, ndr!), le case discografiche non hanno nessun interesse a investire davvero, lo considerano un rischio da non correre. Prendono chi esce dai talent, lo sfruttano e lo abbandonano. I talent show per me sono una schifezza. La nostra generazione era quella che ha vissuto la musica in un modo diverso: noi la musica l’abbiamo mangiata. Per noi era cibo, per i ragazzi di oggi è consumo. Noi eravamo quelli che compravano il 45 giri, lo mettevano sul piatto e lo facevamo girare a 33 per sentirlo rallentato e imparare l’assolo di chitarra, che poi dovevamo adattare alla tonalità originale. Un’altra cosa».
(QUI il link all'intervista completa)
Buon quarantennale, Sixties. Il 3 settembre ci saremo. E se sarà davvero l'ultima volta (ma lo sarà?)... sarà una grande occasione per ringraziarvi.
Edicola digitale
I più letti
Versione web de L'"Unione Monregalese", settimanale cattolico di informazione, notizie ed opinioni di Mondovì. Iscr. n°8 Reg. Canc. Trib. di Mondovì del 05-04-1951.
Direttore Responsabile Corrado Avagnina.
Edito da CEM - Cooperativa Editrice Monregalese Piazza S. Maria Maggiore, 6 - 12084 Mondovì - Tel. 0174 552900 - P.Iva: 01654260049
Registro delle Imprese di Cuneo n. 01654260049
Albo Società Cooperative n. A118893
Capitale Sociale € 25.768,00 i.v.
L’Unione Monregalese percepisce i contributi pubblici all’editoria. Tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Amministrazione trasparente: pubblicazione dei contributi pubblici, importo lordo contributo editoria anno 2022 euro 363.048,48 come da decreto della Presidenza Consiglio Ministri del 5.12.23
Oltre a quanto evidenziato in Nota Integrativa si evidenzia che gli aiuti di Stato e gli aiuti de minimis ricevuti dalla società sono contenuti nel Registro nazionale degli aiuti di stato di cui all'art. 52 della L. 234/2012 a cui si rinvia e consultabile a questo link