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Contatti a Roma per salvare la funicolare: «Non la faremo chiudere»

Il sindaco cerca un’interlocuzione con il direttore ANSFISA per ottenere la proroga

funicolare

«Non lasceremo che la nostra funicolare chiuda». È “risoluto” il sindaco di Mondovì, mentre parla di quell’impianto a fune che per la città è diventato un simbolo. Tra due mesi quasi esatti, il 24 aprile, si saprà se la funicolare di Mondovì può giocarsi la sua chance chiedendo la proroga. La medesima carta che si sono già giocati impianti come quelli di Montesanto o Chiaia, entrambi a Napoli. E per farlo il Comune sta cercando un’interlocuzione diretta con l’Ente nazionale che ha in mano tutta la questione: l’ANSFISA. Nei giorni scorsi, a Roma, Robaldo ha lavorato per un contatto diretto.

LA REVISIONE COSTEREBBE 5 MILIONI

Come abbiamo spiegato già nelle scorse settimane, il problema è l’età dell’impianto: raggiunti i 20 anni, cosa che avverrà nell’ottobre 2026, la fune dovrebbe essere sottoposta a una revisione generale. Non si tratta di una semplice manutenzione: l’impianto va smontato in pratica da cima a fondo, pezzo per pezzo. Tutte le componenti vanno sostituite (e non semplicemente controllate) per garantirne la massima sicurezza. Questo mega intervento non è solo lungo (si parla di 5-6 mesi, almeno) e complesso (pensiamo alla collocazione della stazione di monte, con i motori installati all’interno di un palazzo storico), ma soprattutto molto, molto costoso: una cifra che si aggira attorno ai 4,7 milioni di euro. Perché una cifra tanto grossa? Perché le ditte che operano in questo settore sono pochissime, si parla di un pugno di aziende in Italia e in Europa, e il mercato dei prezzi è quello. «Persino trovare un progettista è stato difficile – afferma il sindaco –: per fortuna, la persona a cui ci siamo rivolti conosce Mondovì».

SE NON SI TROVANO I SOLDI, SERVE LA PROROGA

Il Comune aveva confidato di poter reperire la somma necessaria grazie ad alcuni emendamenti “inseriti” nell’ultima legge di Bilancio approvata dal Parlamento. È andata male. Così il sindaco, Luca Robaldo, che nei giorni scorsi era a Roma per un doppio appuntamento istituzionale (la conferenza stampa al CONI per l’Etape Mondovì del Tour de France e gli Stati generali dei Piccoli Comuni di ANCI) ha lavorato per cercare un collegamento con ANSFISA (ex USTIF), l’Agenzia del Ministero delle infrastrutture e trasporti che si occupa di tutti gli impianti su rotaia e a fune. E per la precisione col dottor Piero Marturano, direttore generale per la sicurezza dei trasporti ad impianti fissi e l’operatività territoriale di ANSFISA. Quello che deve fare ora Mondovì è prepararsi a chiedere la proroga della scadenza. Va fatto entro 6 mesi dalla data “di scadenza”: l’ok alla “fune” arrivò a fine ottobre, dunque stiamo parlando di aprile.

IL PARADOSSO DELLA FUNE: MEZZO DI TRASPORTO TROPPO POCO USATO

Non possiamo non ricordare che la funicolare, da 20 anni, è una specie di paradosso per Mondovì: ne è un simbolo stabile, un’attrazione turistica… ma è prima di tutto un mezzo di trasporto. E come tale dovrebbe servire a far viaggiare i cittadini. Che però, numeri alla mano, la utilizzano poco. Lo dicono i dati: la “fune” conta circa 360-380 mila passaggi all’anno: un migliaio al giorno. Se si considera che in questi numeri sono compresi anche (e soprattutto) le centinaia di studenti delle Scuole superiori che, ogni mattina, salgono da Breo a Piazza, si fa presto a capire che i monregalesi… non la usano a sufficienza. Un altro dato: su oltre 9 mila nuclei famigliari in città, solo 2.500 hanno ritirato la tessera per i residenti che consente di viaggiare a cifre agevolate. «È un numero davvero esiguo – continua il sindaco –, troppo piccolo rispetto al totale. Dobbiamo imparare a usarla di più e con più costanza. La funicolare è importante per Mondovì: non lasceremo che chiuda».

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