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Medicina e innovazione: bioprotesi bovina per i pazienti in dialisi

All’ospedale “Michele e Pietro Ferrero” di Verduno il debutto della nuova tecnica per un accesso vascolare più sicuro

Medicina e innovazione: bioprotesi bovina per i pazienti in dialisi

All’ospedale “Michele e Pietro Ferrero” di Verduno è stata adottata per la prima volta, e con ottimi risultati clinici, una bioprotesi di origine bovina per la creazione di un accesso vascolare destinato alla emodialisi, una soluzione particolarmente indicata per pazienti con un patrimonio vascolare compromesso e, al contempo, con elevato rischio di infezione.

“L’uso della protesi biologica ottenuta dall’arteria carotide bovina consente di creare un accesso vascolare affidabile per emodialisi nei pazienti più fragili, riducendo il rischio infettivo rispetto ad altre soluzioni più diffuse”, spiega il dottor Luigi Leotta, Responsabile della Struttura di Chirurgia Vascolare dell’ASL CN2. “È una metodica conosciuta già da diversi anni, che promette di dare risultati molto positivi. Portarla anche a Verduno significa ampliare le possibilità terapeutiche per i nostri pazienti dializzati, soprattutto per coloro che presentano condizioni cliniche complesse”.

La bioprotesi bovina, infatti, si distingue da altri tipi di protesi sintetiche o biologiche, come ad esempio quella di derivazione ovina, per una migliore integrazione con i tessuti del paziente e una maggiore idoneità nel tempo.

“L’intervento è stato eseguito su paziente con insufficienza renale, da tempo in trattamento di depurazione extracorporea, creando un bypass tra arteria e vena ascellare per consentirle il prosieguo delle proprie terapie, in attesa del trapianto. L’operazione è stata eseguita in anestesia generale e la dimissione è stata possibile in appena 2 giorni” continua il dottor Leotta.

Soddisfazione anche da parte della Chirurgia, che ha supportato e reso possibile l’introduzione della procedura. “Questo intervento è il risultato di un’attenta valutazione clinica”, sottolinea il dottor Stefano Berti, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Generale e Oncologica. “Pur trattandosi di una tecnica già conosciuta in altri contesti ospedalieri, per il nostro ospedale rappresenta una novità significativa”.

L’introduzione della bioprotesi bovina non andrà a sostituire ma solo ad affiancare le altre opzioni.

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