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02 Marzo 2026 - 09:04
foto SIR/ANSA
Dopo un giorno e una notte di timori, Dubai vuole tornare alla "normalità". Ce lo racconta Carola Botto, un'altra monregalese che vive e lavora a Dubai: «Questa notte la situazione era molto diversa - ci dice, al telefono -. Mentre nella notte precedente erano arrivati i messaggi di allarme, e per due o tre ore siamo scesi tutti nei sotterranei dei palazzi, questa notte non ho sentito scoppi. Abbiamo dormito tranquilli».
Carola lavora per una società di consulenza internazionale. Oggi non è in ufficio: «Il Governo ha indicato a tutti i lavoratori che ne hanno la possibilità di lavorare da casa - racconta -. Ma la vita fuori procede quanto più possibile in modo "normale": i negozi sono aperti, la metropolitana è in funzione. Si vuole evitare il più possibile che persone in strada vengano colpite da oggetti che cadono, ma non si percepisce la "paura di essere bombardati". oggi va molto meglio di ieri».
Le esplosioni? «Ci sono informazioni molto confuse: nessun palazzo è stato bombardato, gli scoppi e gli incendi che si sono visti sono stati causati da pezzi di droni che sono stati intercettati dalla contraerea e sono caduti. L'hotel? Da quanto abbiamo capito, non era il bersaglio: il bersaglio era una base militare, ma il drone è stato abbattuto».
Per Carola il problema del ritorno a casa non si pone: lei lavora lì stabilmente. «Le autorità comunicano con messaggi alla popolazione. L'impressione è che si sta facendo di tutto per mantenere la sicurezza e per ribadire che il primo obiettivo è il ritorno a una situazione sicura per tutti: residenti, stranieri, turisti e lavoratori. Dubai è una metropoli internazionale, la maggioranza qui è composta da stranieri, molti europei. C'è certamente ansia e preoccupazione, ma la vita sta continuando».
E ancora: «Dubai è sempre stata una città "sicura", le autorità ci tengono molto che chi sta qua non si senta in pericolo. Per fortuna oggi la situazione sembra davvero molto più tranquilla».
Secondo i dati di Flightradar24, riportati da SkyTg24, solo nella giornata di ieri risultano oltre 3.400 voli cancellati in sette dei principali aeroporti della regione. E, considerando l’effetto a catena a livello globale, alcuni media internazionali parlano di oltre 5.000 cancellazioni complessive.
Le mappe dei tracker di volo mostrano una situazione eloquente: un vero e proprio “vuoto” quasi totale sopra l’Iran e i Paesi limitrofi, con il traffico deviato in massa su rotte alternative, soprattutto attraverso Egitto e Arabia Saudita. Le tratte più penalizzate sono quelle tra Europa e Asia: per evitare l’intera regione, i voli sono costretti ad allungare i percorsi, con conseguenze su tempi di viaggio e costi del carburante.
Intanto, negli scali, l’onda lunga della crisi si traduce in attese, riprotezioni, coincidenze saltate e migliaia di persone bloccate. E mentre la situazione geopolitica resta fluida, anche i cieli — per ora — continuano a chiudersi.
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