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«Per noi iraniani questa guerra è una speranza di salvezza»

Testimonianza di Maryam, attivista iraniana attualmente in Piemonte. «Gli iraniani festeggiano, anche a rischio della vita, l’operazione contro il regime»

«Per noi iraniani questa guerra è una speranza di salvezza»

Foto AFP - SIR

«Quello che per voi italiani è una nuova, terribile, guerra per noi rappresenta una possibilità di salvezza, anche per i tanti iraniani ancora ostaggio del regime». Nel 2022 avevamo raccontato la storia di Maryam, una ragazza iraniana che vive in Piemonte e che è stata una dissidente del regime di Teheran. Ha provato sulla sua pelle la violenza del regime e la durezza della repressione: è stata arrestata più volte, processata, incarcerata ed è stata anche fustigata per aver trasgredito alla legge compiendo cose assolutamente normali o di poco conto per noi, come ad esempio indossare o no correttamente il velo. Convertitasi al Cristianesimo (cosa che poteva costarle la vita), Maryam abbandona la sua terra ma continua a seguire quello che accade ed è costantemente in contatto con amici e genitori, nonostante le comunicazioni siano complesse. «In molti paesi piccoli dell’Iran la connessione non arriva e anche al telefono è difficile avere una conversazione aperta perché le comunicazioni sono controllate, c’è il rischio di ritorsioni», spiega. «Il Governo dell’Iran è formato da violenti dittatori che hanno ucciso tanta gente. Sono 47 anni che reprimono il dissenso con grande spargimento di sangue. Adesso che Khamenei è morto in un bombardamento, gli iraniani stanno festeggiando.

Mio padre e i miei genitori vivono nel nord dell’Iran, prendono una pensione, ma la vita normale non è possibile nel paese. Ogni manifestazione per i diritti viene repressa con uccisioni, arresti e detenzioni contrarie a ogni diritto. Io in questi giorni sto seguendo le notizie in televisione con molta trepidazione. Sono in contatto con mio padre. La mia famiglia e i miei amici laggiù sono felici di quanto sta accadendo, anche a rischio della vita. Se questa guerra può essere l’accadimento decisivo nel segnare la caduta del regime è qualcosa di positivo. Meglio morire che lasciare in vita questi dittatori. La città dove vivono i miei genitori ha subito un bombardamento all’inizio della guerra, ma al momento non è più stata toccata. Da diversi giorni i dissidenti del regime sono in festa per quello che sta accadendo. Speriamo che questo segni la fine dell’incubo. Se il regime dittatoriale continua, tutti gli iraniani vivranno giorni terribili».

La quotidianità alle prese con la guerra è difficile. «Il regime non ha previsto rifugi. La gente in questo momento è costretta a barricarsi in casa, dopo aver fatto provvista di quello che serve, uscendo il meno possibile e pregando che vada tutto bene. Anche mio padre ha messo lenzuola e teli intorno alle finestre, per evitare di restare feriti in caso di bombardamenti, dallo spostamento d’aria. Per ora le aree colpite sono quelle nevralgiche, gli obiettivi strategici, quindi le zone residenziali non sono molto colpite. Il regime tuttavia è subdolo e potrebbe sfruttare i danni collaterali delle operazioni belliche per portare dalla sua parte l’opinione pubblica».

 

 

 

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