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La resistenza, dopo gli attacchi Usa: «Ora il popolo iraniano può arrivare alla libertà»

Il medico-attivista Khosro Nikzat: «Khamenei, uno dei dittatori più feroci della storia. Totale appoggio al governo transitorio. Ora il popolo può cambiare il suo destino»

La resistenza, dopo gli attacchi Usa: «Ora il popolo iraniano può arrivare alla libertà»

Foto AFP/SIR, nel riquadro il dottor Khosro Nikzat

All’indomani degli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, che il 1° marzo hanno portato all’uccisione della guida suprema Ali Khamenei, si leva dal Cuneese la voce del dottor Khosro Nikzat, medico iraniano residente da decenni a Margarita e da lungo tempo impegnato nell’attivismo politico contro il regime di Teheran.

Nikzat, che vive in Italia da 46 anni ed è presidente dell’Associazione Medici e Farmacisti iraniani, definisce la morte di Khamenei «La fine di uno dei più feroci, sanguinari e disumani dittatori della storia” e parla di “una pagina nuova nella storia attuale iraniana».

«Per noi della resistenza, che combattiamo da 45 anni contro un regime integralista e misogino, questa è una situazione di straordinaria importanza – afferma –. Può essere un momento cruciale per arrivare finalmente alla libertà del Paese».

Il riferimento è al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, organismo dell’opposizione in esilio che in questi giorni ha annunciato la proclamazione di un governo transitorio con l’obiettivo dichiarato di guidare il Paese verso un sistema democratico. «Il Consiglio – spiega Nikzat – ha dichiarato un governo provvisorio per accompagnare il popolo iraniano dalla dittatura religiosa a una repubblica democratica, libera e laica».

Nel suo intervento, il medico-attivista ribadisce anche la distanza tanto dall’attuale sistema teocratico quanto dal passato monarchico: «Ripudiamo il passato monarchico e dittatoriale e speriamo di rovesciare al più presto anche la dittatura religiosa in Iran».

Nikzat esprime inoltre «totale appoggio» al governo transitorio annunciato dall’opposizione, sottolineando che esso si fonda sui dieci punti programmatici presentati da Maryam Rajavi per il futuro dell’Iran, un piano che prevede – tra gli altri obiettivi – elezioni libere, separazione tra religione e Stato, parità di genere e abolizione della pena di morte.

Infine, l’appello alla società italiana: «Invito tutti gli italiani ad appoggiare questo governo transitorio e ad aiutare il popolo iraniano a cambiare il proprio destino con le proprie forze».

Le dichiarazioni arrivano in un momento di fortissima tensione internazionale e aprono interrogativi sugli sviluppi politici interni all’Iran e sugli equilibri dell’intera regione mediorientale. Per gli attivisti della diaspora, tuttavia, la fase che si apre rappresenta un passaggio storico che potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione per il Paese.

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