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06 Marzo 2026 - 17:19
È rientrata ieri a Mondovì, da Dubai - dove vive e lavora da un anno e mezzo - con un volo diretto: «Un colpo di fortuna - ci dice Carola Botto - ho avuto occasione di trovare un volo verso l'Italia, una cosa rara visto il blocco aereo, e la mia situazione lavorativa mi consentiva di poter continuare a lavorare anche da qui. Non mi sentivo in pericolo, è stata una scelta di serenità per la famiglia».
Di Carola abbiamo scritto qualche giorno fa, quando ci aveva raccontato le sue impressioni dopo l'innalzamento della crisi e i primi attacchi. Lavora per una società di consulenza internazionale. Nei giorni degli attacchi (tutti intercettati), la situazione era stata altalenante. Il Governo degli Emirati aveva inviato alert alla popolazione, raccomandando di restare a casa. «Ma la vita nella città - ci dice lei - non si è mai fermata: non c'è "paura", non si respira aria di pericolo. Piuttosto, ci si chiede quanto durerà la situazione prima del ritorno alla normalità».
Carola, però, ha deciso di rientrare a casa, a Mondovì. Perché? «Mi sono resa conto che la percezione, vista dall'Europa, è molto diversa da quella che si "respira" sul posto: le notizie che circolano all'estero hanno toni molto forti. Capisco che questo poteva generare ansia e preoccupazione in chi, dall'Italia, sentiva queste notizie. Mi sono chiesta cosa fare: ma i voli sono comunque tutt'ora in gran parte bloccati. Ho tentato di prenotare... e mi è andata bene: ho trovato uno dei pochi voli diretti in Italia e sono rientrata, per ora».
E ribadisce: "per ora". «Il mio lavoro è là, la mia vita è là, con i miei colleghi e l'ufficio. L'azienda non ha obbligato nessuno a fermarsi, né ha chiesto di andarsene. Semplicemente, in questo momento avremmo comunque dovuto lavorare da casa per tutta la settimana. E la settimana ancora seguente, con la fine del Ramadan, avrebbe visto le attività chiuse. Così ho scelto di rientrare qui».
Ma non "in fretta e furia", insomma, non con l'atteggiamento di chi fugge: «Non sono assolutamente voluta "scappare da una zona di guerra". Non avevo nessuna intenzione di tentare di andarmene, per esempio, passando dall'Oman: ci sarebbero state enormi incognite. Ho trovato l'occasione di un volo diretto per l'Italia, e l'ho presa. Dopo il primissimo giorno di allerte, sembrava che tutto fosse già rientrato. Poi i messaggi sono continuati... e allora mi sono decisa a rientrare per un po' di tempo».
Qual è la percezione della situazione, per chi resta a Dubai? Carola afferma: «È una situazione particolare: non c'è "paura di vivere a Dubai", ma c'è una grossa incognita. La gente si chiede quando si tornerà a poter lavorare come prima. I messaggi di allerta che arrivano non generano panico: piuttosto, complicano le cose. In una situazione in cui, comunque, non si è "fermato" nulla. Anzi: quando sentivamo le notizie dai canali di informazione in Europa, in Italia ma non solo, ci sembrava davvero di non capire perché la preoccupazione fosse così alta».
C'è anche stato il caso, ripreso da molti media italiani, degli influencer chiamati dagli Emirati a mostrare video in cui si ribadiva che la città fosse un luogo sicuro. Una cosa di cui si possono facilmente misurare le finalità: Dubai è un impero economico che lavora in larga misura con l'Occidente, con le imprese e col turismo. E anche se ora non si può andare là, è ovvio che per il governo locale che ci sia una forte necessità di far vedere che non è una città "sotto le bombe".
Carola è comunque ferma nella sua decisione: «Mi sembrava la cosa migliore, anche per la mia famiglia, tornare a Mondovì in questo momento. Ma non lascio Dubai: tornerò».
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