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18 Marzo 2026 - 11:23
Rifiuti abbandonati? Attenzione, perché le cose cambiano: ora diventa un reato, e anche piuttosto grave. È uno scenario molto complicato quello che è emerso la scorsa settimana, proprio qui a Mondovì: quando decine e decine di agenti di Polizia locale, dalla nostra città e da tutta la Granda, hanno fatto il punto su cosa accade ora che è entrato in vigore il cosiddetto “Decreto Terra dei fuochi”.
Una norma che prevede multe salatissime per chi, per esempio, getta un sacchetto non nel bidone ma a fianco: da 1.000 a 3.000 euro. Addirittura con “fermo” del veicolo (per un mese) se la violazione avviene su un’auto, un furgone, un motorino. Ma soprattutto: è una norma che ridefinisce i reati ambientali, piazzandoli prevalentemente fra i “delitti”. E non è una differenza da poco.
Il convegno svoltosi a Mondovì, sotto il patrocinio di UPLI (Unione Polizia Locali Italiana), aveva relatori super esperti, nel merito tecnico. Fra questi c’erano il presidente nazionale UPLI Giuseppe Izzo, il segretario generale Massimiliano Mancini e il funzionario della Polizia Metropolitana di Napoli Gaetano Alborino.

«Il “Decreto terra dei fuochi” va a modificare profondamente il tema dei reati ambientali – hanno ribadito –: da un sistema basato prevalentemente sulle sanzioni amministrative e sulle contravvenzioni, si passa a un sistema basato sui delitti». Per molti versi, questa nuova norma è il proverbiale “pasticcio” che va a mettere nello stesso calderone cose molto diverse tra loro, equiparandole “al rialzo”.
Ma siccome non stiamo parlando di un’ipotesi, bensì di una legge entrata in vigore, è importante avere le idee chiare. E il Convegno svoltosi a Mondovì, fortemente voluto dalla comandante della Polizia locale Domenica Chionetti e dall’Amministrazione comunale, ha veramente “segnato il passo” in questo senso.
Con le nuove norme cambiano le pene per chi commette illeciti in tutte le attività di gestione e trasporto rifiuti, per le discariche abusive, per la combustione. Ma anche per il privato cittadino che getta il sacchetto nell’erba o che decide di “liberarsi” di una vagonata di immondizia di nascosto.
Un esempio? L’abbandono di rifiuti diventa “salatissimo”, con pene che prevedono un’ammenda fino a 18 mila euro per “rifiuti non pericolosi per la salute”, mentre per i “rifiuti pericolosi per la salute” si parla di arresto e reclusione da 6 mesi a 5 anni per i cittadini e da 9 mesi a 5 anni e 6 mesi per titolari di impresa o responsabili di Enti.

L’importo minore è quello di abbandono per piccoli rifiuti, come cartacce mozziconi di sigaretta, con multe che vanno solo fino a 320 euro. Questa è peraltro l’unica sanzione che prevede che i proventi vadano diretti al Comune: negli altri casi è la Provincia a incassare.
Le sanzioni sono ancora peggiori per le aziende, persino in caso di stoccaggio temporaneo che ecceda i limiti di tempi o spazi previsti dalla norma.
Un inasprimento delle pene di questa entità comporta, a cascata, un enorme cambio di approccio anche da parte dei corpi di Polizia che operano nel settore. Un conto è appioppare a un cittadino che abbandona un sacchetto una multa da qualche centinaio di euro – tutto un altro è una denuncia penale e una multa da 3, 4, 5mila. Quanti ricorsi ci saranno? Che accadrà negli uffici e sulle scrivanie di chi deve occuparsi poi di questi reati?
Il Comune di Mondovì, come tutto il comprensorio ACEM, ora si sta per dotare degli “Ispettori ambientali”: è una figura istituita dai regolamenti comunali, non del tutto “chiara” nelle leggi dello Stato. «Gli ispettori ambientali possono svolgere un ruolo di tutela per i gestori dei rifiuti – ha spiegato Mancini –. Possono svolgere un ruolo di controllo o di segnalazione: ma non possono sostituire il ruolo e le funzioni di vigilanza e sicurezza che spettano esclusivamente alle Forze di Polizia e alla Polizia locale».
Il loro ruolo sarà – purtroppo – molto marginale: accertare violazioni amministrative minori come sigarette, deiezioni di cani, cartacce, oppure segnalato un “mancato conferimento” o un “erroneo riferimento” in base ai regolamenti comunali, senza spingersi oltre (e anche su questo punto, la norma è un po’ dubbia).
E poi c’è il tema delle telecamere e delle “fototrappole”: quali, fra queste, possono essere utilizzate per individuare chi abbandona i rifiuti? In che modo? Con quali regole si devono registrare le immagini, in quale rete devono essere collegate? Sono paletti enormi che, se non vengono considerati con attenzione, rischiano di vanificare l’intero lavoro di chi vigila.
Questa è la norma, oggi. Con tutte le conseguenze del caso.
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