Cerca

ultima ora

ultime notizie

OGGI

«A sei anni dal Covid lavoriamo ancora in emergenza»

Il sindacato degli infermieri e operatori sanitari: «Bene la riforma, ma serve realismo»

Più di mille infermieri nella graduatoria della Regione Piemonte

Immagine di repertorio

A sei anni dallo scoppio della pandemia, mentre l’Italia ricorda le vittime del Covid, dal Piemonte arriva un segnale forte e preoccupato: «la riforma della sanità territoriale è ancora incompleta e rischia di restare sulla carta». A lanciare l’allarme è il Nursind Piemonte, che invita a fare i conti con la realtà e con le criticità ancora aperte.

La  riforma, tra cantieri aperti e nodi irrisolti

Il decreto ministeriale 77, che dovrebbe ridisegnare la sanità territoriale con Case e Ospedali di Comunità, si trova oggi davanti a un passaggio decisivo. Secondo il sindacato delle professioni infermieristiche, però, la situazione in Piemonte è ancora «frammentata e disomogenea».

La mappatura dei servizi, spiegano, è tutt’altro che definita: una rete ancora “tutta da scrivere” che rischia di creare più confusione che risposte concrete per i cittadini.

Il rischio: spostare personale senza nuove risorse

Il punto più critico riguarda la carenza di personale. Senza nuove assunzioni, il timore è quello di un sistema a "vasi comunicanti”: infermieri e operatori spostati dagli ospedali – già in difficoltà – per coprire le nuove strutture territoriali.

Un’operazione che, secondo il Nursind, potrebbe indebolire ulteriormente i presidi ospedalieri senza garantire servizi realmente funzionanti sul territorio, soprattutto considerando che le nuove strutture dovranno operare anche h24 e richiedono competenze specifiche.

«A complicare il quadro - si legge nella nota stampa firmata dalla segreteria regionale Nursind - c’è la mancanza di chiarezza sui percorsi di cura e sull’integrazione tra le diverse figure professionali. Non basta aprire nuove sedi: serve definire come funzioneranno davvero. Resta inoltre un grande punto interrogativo sul ruolo dei medici di medicina generale all’interno delle Case della Comunità. Senza un’integrazione reale, il rischio è di svuotare il concetto stesso di “prossimità” su cui si basa la riforma».

“Serve confronto regionale subito”

Il segretario regionale del Nursind Piemonte, Francesco Coppolella, chiede l’apertura di un confronto a livello regionale:

“La sanità territoriale deve essere un sistema di cure certo, non una scommessa”.

Il quadro nazionale: “Lavoriamo ancora in regime pandemico”

Le criticità piemontesi si inseriscono in un contesto nazionale altrettanto complesso. Il Nursind nazionale parla apertamente di una sanità che, di fatto, lavora ancora in condizioni emergenziali.

Tra le evidenze:

  • proroghe delle norme straordinarie fino al 2029

  • carenza di personale infermieristico (migliaia di unità mancanti)

  • obiettivi sulle terapie intensive ancora lontani

  • piano pandemico non pienamente operativo

Secondo il segretario nazionale Andrea Bottega, il rischio è «continuare a gestire il sistema sanitario con logiche emergenziali invece di costruire soluzioni strutturali».

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Aggiorna le preferenze sui cookie
x