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«Un raggio di luce» Eugenia, giovane scout, scopre la Casa di accoglienza per i poveri

Tra ospiti e operatori. Il responsabile: «Dicono che i ragazzi sono in difficoltà? Tanti sono svegli a fanno del bene, in silenzio»

«Un raggio di sole» Eugenia, giovane scout, scopre la Casa di accoglienza per i poveri

Ospiti e operatori della Capanna della Mellea, con la giovane Eugenia

Una giornata intensa, fatta di incontri, ascolto e condivisione. È quella vissuta ieri, 22 marzo, da Eugenia, giovane scout, che ha scelto di trascorrere un’intera giornata alla Mellea di Farigliano, immergendosi nella realtà della "Capanna di Betlemme - don Oreste Benzi", casa di accoglienza dedicata a poveri, migranti e persone in difficoltà.

Un’esperienza di “full immersion” che le ha permesso di conoscere da vicino il funzionamento della struttura, ma soprattutto le storie delle persone che la abitano. Racconti spesso segnati da fragilità, cadute e momenti difficili, ma anche da una forte volontà di riscatto. Alla Capanna, infatti, ogni ospite trova non solo un tetto, ma anche un ambiente umano e accogliente, dove poter ricominciare.

Gestita da anni con dedizione dal responsabile Giona Cravanzola, la struttura rappresenta un punto di riferimento importante per il territorio. Qui operatori e ospiti formano una vera e propria famiglia, unita dal desiderio di aiutarsi reciprocamente e di costruire nuove opportunità di vita.

Durante la giornata, Eugenia ha condiviso momenti semplici ma significativi: il lavoro quotidiano, i pasti insieme, le conversazioni spontanee. Un’occasione preziosa per comprendere quanto sia fondamentale l’ascolto e quanto valore possa avere anche un piccolo gesto di attenzione.

«A volte sento dire che i giovani sono in difficoltà – commenta Giona Cravanzola –. Eugenia è invece la dimostrazione che i ragazzi "ci sono" eccome, sono svegli e sanno darsi da fare, anche nel silenzio, senza fare clamore, senza volersi mettere in evidenza. Lei e altri giovani come lei sono un raggio di luce per la nostra realtà e per la società intera, in questo momento di difficoltà e incertezza generali».

Parole che raccontano non solo l’esperienza di una singola giornata, ma anche il valore più ampio dell’impegno giovanile. In un tempo spesso segnato da incertezze, esperienze come quella di Eugenia testimoniano che esiste una generazione capace di mettersi in gioco, con discrezione e autenticità.

La visita alla Capanna di Betlemme si è così trasformata in qualcosa di più di una semplice esperienza: un incontro vero con l’umanità, che lascia il segno e invita a guardare agli altri con occhi nuovi.

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