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26 Marzo 2026 - 10:48
Dopo anni di allarme, sacrifici e pesanti ricadute sul comparto agricolo, per il Piemonte arriva finalmente una svolta concreta nella lotta alla peste suina africana. L’Europa ha detto sì alla revoca delle restrizioni in una parte importante del territorio regionale, segnando un passaggio che sa di liberazione per allevatori, agricoltori e imprese.
Il Comitato Salute animale e benessere animale della Commissione Europea ha infatti approvato all’unanimità la proposta italiana di rimuovere i vincoli in diversi territori di Piemonte e Lombardia. Per quanto riguarda la nostra regione, escono dalla Zona di restrizione 2 le intere province di Novara e Vercelli, oltre a una parte delle province di Alessandria e Asti al di sopra dell’asse dell’A21 Torino-Piacenza.
Una decisione che premia il lavoro tecnico portato avanti da Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, e illustrato a Bruxelles dal commissario straordinario alla peste suina Giovanni Filippini. Alla base del via libera europeo ci sono dati precisi: da oltre sei mesi in quelle aree non sono stati registrati nuovi casi né ritrovate carcasse infette, grazie a una massiccia attività di controllo e monitoraggio sul territorio.
L’assessore regionale Paolo Bongioanni parla senza mezzi termini di “grande sospiro di sollievo” per territori che hanno pagato un prezzo altissimo, in particolare per il comparto suinicolo. Il ritorno alla zona indenne rappresenta infatti un segnale fortissimo per province che da troppo tempo convivevano con limitazioni, timori e danni economici pesanti.
Dietro questo risultato c’è un lavoro corale che ha coinvolto Regione Piemonte, strutture sanitarie, Istituto Zooprofilattico, Osservatorio epidemiologico, Asl, Province e mondo venatorio. Proprio il contributo dei cacciatori, impegnati nell’attività di contenimento e depopolamento dei cinghiali, viene indicato come uno degli elementi decisivi nella strategia contro la diffusione del virus.
Ma se il Piemonte oggi può festeggiare, nessuno pensa che la partita sia chiusa. Ed è su questo punto che insiste anche Confagricoltura Piemonte, che accoglie con soddisfazione il pronunciamento europeo ma avverte: guai ad abbassare la guardia.
Il presidente Enrico Allasia ricorda come i primi casi di PSA in Piemonte, accertati alla fine del 2021 tra i cinghiali, abbiano tenuto per anni con il fiato sospeso allevatori e filiera suinicola. Ora i risultati iniziano a vedersi, ma la vera sfida è consolidarli e allargare ancora la mappa dei territori liberati dai vincoli.
Per farlo servirà proseguire con lo stesso rigore nelle azioni di contrasto: ricerca capillare delle carcasse, sorveglianza passiva, prevenzione e piena attuazione del piano straordinario di selezione e depopolamento. Un piano dai numeri enormi, aggiornato nell’ordinanza 1/26 firmata dal commissario Filippini, che prevede l’abbattimento di 416mila cinghiali in Italia, di cui 41mila in Piemonte tra maggio 2026 e aprile 2027.
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