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Gelate e temperature fino a -7 gradi, stanotte sul basso Piemonte: danni alle coltivazioni

Attivati i sistemi antibrina, agricoltura sotto pressione. L'analisi dell'esperto meteo Andrea Vuolo

Gelate e temperature fino a -7 gradi, stanotte sul basso Piemonte: danni alle coltivazioni

L'effetto dei sistemi antibrina, foto di Andrea Vuolo

La primavera meteorologica subisce una brusca battuta d’arresto in Piemonte, dove tra la notte di giovedì 26 e l’alba di venerdì 27 marzo si sono registrate forti gelate tardive su gran parte delle pianure del basso territorio regionale, con effetti particolarmente significativi anche nella pianura cuneese.

Secondo gli aggiornamenti diffusi dall’esperto meteo Andrea Vuolo, l’episodio è stato causato da un’imponente avvezione di aria artica giunta sul Nord Italia nei giorni precedenti, che ha fatto seguito a un intenso episodio di foehn. La combinazione di cielo sereno, aria secca e assenza di vento ha favorito un raffreddamento notturno molto marcato, soprattutto nelle aree pianeggianti al di sotto dei 250 metri di quota.

I termometri sono scesi diffusamente sotto lo zero su tutta la pianura piemontese, con valori compresi tra -3°C e -6°C e punte ancora più basse in alcune zone dell’Astigiano, epicentro dell’ondata di freddo. Tra i dati più rilevanti: Capriglio (AT): -6.9°C; Calliano Monferrato (AT) e Settime (AT): -5.2°C; Asti Valmanera: -5.0°C.

Anche tra Cuneese, Alessandrino e basso Torinese si sono registrate condizioni diffuse di gelo, con impatti potenzialmente significativi per le colture già in fase vegetativa avanzata.

Per limitare i danni, molte aziende agricole della pianura cuneese e del medio-basso Piemonte hanno attivato preventivamente i sistemi antibrina, fondamentali per proteggere frutteti e vigneti in questa fase delicata della stagione.

Come spiegato da Vuolo, la tecnica più diffusa è quella dell’irrigazione soprachioma: un sistema che spruzza acqua in modo continuo sulle piante, creando uno strato di ghiaccio superficiale. Questo processo consente il rilascio di calore latente, mantenendo i tessuti vegetali a temperature prossime agli 0°C e riducendo il rischio di danni da gelo.

Non si tratta quindi di galaverna naturale, ma di una vera e propria tecnologia agricola di difesa, spesso affiancata da sistemi a ventilazione forzata.

Nella mattinata del 27 marzo, mentre le temperature tornano gradualmente a salire, agricoltori e tecnici si sono messi al lavoro per valutare gli effetti dell’ondata di freddo. Le gelate tardive rappresentano infatti uno dei rischi più critici per l’agricoltura primaverile, soprattutto per colture come albicocchi, peschi e vigneti, già sensibili in questa fase fenologica.

Le prossime ore e i prossimi giorni saranno determinanti per comprendere l’entità dei danni, che dipenderanno non solo dalle temperature minime raggiunte, ma anche dalla durata del gelo e dall’efficacia delle misure di protezione adottate.

Intanto, l’episodio conferma ancora una volta la crescente variabilità climatica primaverile, con improvvisi ritorni di freddo in grado di mettere in difficoltà uno dei comparti più strategici del territorio piemontese.

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