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Caro-concimi e digestato, il Piemonte sfida l’Europa delle regole rigide

Dalla crisi geopolitica nasce un’opportunità: meno dipendenza dai fertilizzanti chimici e più spazio all’economia circolare

Caro-concimi e digestato, il Piemonte sfida l’Europa delle regole rigide

Il caro-concimi spinto dalle tensioni internazionali e dall’instabilità geopolitica potrebbe riaprire in Europa il dossier digestato. Al centro del confronto c’è la possibilità di considerarlo un’alternativa strategica ai fertilizzanti chimici, alleggerendo i costi per le imprese agricole e riducendo la dipendenza dall’estero.

A rilanciare il tema è l’assessore regionale Paolo Bongioanni, che sostiene l’iniziativa del Governo italiano a Bruxelles per rivedere la Direttiva Nitrati. Una revisione che, se approvata, segnerebbe un cambio di paradigma per il comparto agricolo e zootecnico piemontese.

«È un passaggio fondamentale – sottolinea Bongioanni – per non penalizzare più un sistema produttivo d’eccellenza come quello piemontese con norme troppo rigide e spesso lontane dalla realtà delle imprese».

Il contesto è quello di una crisi che continua a pesare sui costi di produzione. Il prezzo dei fertilizzanti chimici è salito sotto la spinta delle guerre in corso e delle difficoltà lungo le rotte commerciali internazionali. L’urea ha raggiunto i 765 euro a tonnellata a marzo 2026, con un aumento del 55% rispetto all’anno precedente.

Un rincaro che grava direttamente sulle aziende agricole europee, mentre l’Unione continua a dipendere dalle importazioni di fertilizzanti azotati, che nel 2025 hanno superato i 4 miliardi di euro.

 

 

In questo scenario, il digestato viene indicato come una risposta concreta. Prodotto nei biodigestori aziendali o consortili — 234 in Piemonte — è stato finora equiparato ai reflui zootecnici, e quindi sottoposto a vincoli particolarmente stringenti.

La proposta italiana punta invece a distinguere il digestato dai reflui zootecnici, riconoscendone le caratteristiche specifiche e consentendone un utilizzo più ampio. Secondo questa impostazione, i vantaggi sarebbero molteplici: riduzione dei costi per gli agricoltori, miglioramento della fertilità dei suoli e un impatto ambientale positivo, con un taglio fino a 840 chilogrammi di CO₂ equivalente per ettaro.

La partita, però, è anche politica oltre che tecnica. Per il Piemonte, la revisione della normativa europea significherebbe alleggerire i vincoli su un settore chiave come la zootecnia e riconoscere in modo più concreto il valore dell’economia circolare in agricoltura.

«Dobbiamo fare in modo che il digestato diventi sempre più una risorsa e non un problema – conclude Bongioanni – valorizzando una pratica che genera fertilità senza aumentare l’inquinamento, in una logica di economia circolare pragmatica e non ideologica».

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