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Il punto da cui parte tutto è uno solo, ed è quello che più pesa nelle parole degli imprenditori: le regole sono cambiate quando le decisioni erano già state prese. Il nuovo Decreto Fiscale varato dal Governo Meloni ha ridotto in modo significativo il credito d’imposta previsto dal Piano Transizione 5.0, con tagli fino al 65% e l’esclusione degli investimenti in fonti rinnovabili, in particolare nel fotovoltaico ad alta efficienza.
Una revisione che arriva a giochi fatti. Nel 2025 molte aziende avevano già programmato e realizzato investimenti importanti, contando su aliquote che potevano arrivare fino al 45%. Oggi quelle stesse imprese si trovano con un beneficio che scende attorno al 15%, con effetti immediati sulla liquidità e sulla sostenibilità finanziaria dei progetti.
Confindustria: “Non è accettabile cambiare le regole”
Dal mondo industriale la reazione è immediata. Il presidente di Confindustria Cuneo, Mariano Costamagna, sintetizza il sentimento diffuso con parole nette: «Non è accettabile modificare a posteriori le regole su cui le imprese hanno basato le proprie decisioni». «Molte aziende – spiega – avevano scelto il credito 5.0 al posto del 4.0 proprio per le condizioni più favorevoli, sostenendo anche costi aggiuntivi per adeguamenti energetici, certificazioni e consulenze. Oggi si ritrovano con un beneficio ridotto a circa il 15,75%, addirittura inferiore rispetto all’opzione iniziale».
Sul territorio l’impatto è tutt’altro che teorico.
I numeri raccolti da Confindustria Cuneo, solo facendo riferimento alle aziende associate che hanno trasmesso i dati, parlano chiaro: 22 imprese coinvolte, con 27 milioni di euro di investimenti realizzati nel 2025. Il credito atteso passa da 12,8 milioni di euro a circa 4,48 milioni per un taglio da oltre 8 milioni di euro. Una riduzione che pesa direttamente sulla liquidità aziendale e sulla sostenibilità degli investimenti già effettuati.
Il tema non è solo economico. Anche a livello nazionale il vicepresidente di Confindustria, Marco Nocivelli, parla di un provvedimento che «mina profondamente la fiducia delle imprese».
Artigiani: “Promesse disattese”
Nel comparto artigiano il decreto viene vissuto come una rottura improvvisa. La presidente di Confartigianato Imprese Cuneo, Daniela Balestra, parla di una misura «fortemente penalizzante per le imprese che hanno già investito nel 2025».
Il passaggio più critico riguarda le aspettative create: «Alle imprese era stato garantito che chi avesse presentato domanda nei tempi previsti avrebbe avuto accesso agli incentivi. Oggi questa promessa viene meno».
Secondo Balestra, le conseguenze non si fermano ai bilanci: «Questo cambio di rotta mette a rischio investimenti già effettuati da imprenditori che hanno creduto nell’innovazione e nella transizione green». E aggiunge: «Drenare risorse a chi ha già investito significa mettere in crisi i piani finanziari e frenare la crescita».
Cia: “Così si spezza il patto con lo Stato”
Ancora più duro il giudizio del mondo agricolo. Il presidente provinciale di Cia Cuneo, Marco Bozzolo, definisce la misura «un atto grave e inaccettabile» e punta il dito contro il metodo.
«Le imprese sono state spinte a investire, innovare e indebitarsi per restare competitive – afferma –. Oggi lo Stato cambia le regole a partita in corso, scaricando sulle aziende il costo dei propri ritardi».
Per Bozzolo si tratta di una questione che va oltre il singolo provvedimento: «Non è una semplice revisione tecnica, ma una rottura gravissima del patto di fiducia tra Stato e imprese». E avverte: «Ci domandiamo chi investirà ancora, sapendo che le regole possono cambiare da un giorno all’altro».
Cia Cuneo definisce “confusa e inadeguata” la gestione della misura Transizione 5.0, segnata da incertezze, ritardi e continui cambi di indirizzo, il cui prezzo oggi viene pagato esclusivamente dagli agricoltori. «È inaccettabile che siano le imprese agricole a pagare per errori che non hanno commesso – sottolinea il presidente Bozzolo –, questo provvedimento rischia di bloccare gli investimenti, rallentare l’innovazione e compromettere la competitività di un settore già sotto pressione».
La richiesta: correggere il decreto subito
Nonostante qualche elemento positivo, come l’eliminazione del vincolo territoriale sull’iper-ammortamento, il giudizio complessivo resta negativo e univoco. Tutti i settori chiedono un intervento rapido, già in fase di conversione del decreto, per ripristinare le condizioni iniziali almeno per le imprese che hanno già avviato gli investimenti. «Serve un intervento rapido per non lasciare indietro nessuna azienda», ribadisce Costamagna. «Servono risposte subito, non promesse. Se non verranno adottate misure correttive concrete, siamo pronti a mobilitarci in tutte le sedi opportune per difendere le imprese agricole del nostro territorio», conclude Bozzolo.
Il messaggio che arriva dal territorio è chiaro: senza certezza delle regole non c’è fiducia, e senza fiducia gli investimenti si fermano. Con il rischio, concreto, che a fermarsi sia anche la spinta all’innovazione su cui si regge il futuro del sistema produttivo.
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