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02 Aprile 2026 - 17:41
Il lancio della missione Artemis I (2022)
Mentre scrivo queste righe, la capsula Orion è in viaggio verso l'orbita lunare. È partita ieri, 1 aprile 2026, da un pezzo di Florida che cinquant’anni fa tremava sotto il peso di un Dio di titanio chiamato Saturn V. A bordo di Artemis II, quattro astronauti — Wiseman, Glover, Koch e Hansen — stanno facendo quello che l’umanità non osava più fare dal 1972: guardare la Terra da così lontano da vederla ridotta a una biglia di vetro fragile e sospesa nel nulla.
A suo modo, un evento epocale, il segno del testardo perdurare del sogno dello spazio. Ma se apriamo un giornale, il tg o lo smartphone, la notizia appare come un trafiletto, subito sommerso dal fragore dei droni suicidi, dalle cronache delle infinite guerre lampo di Trump, dalle polemiche del piccolo quotidiano, dalla violenza delirante dei giovani psicotici alle relazioni pericolose – sentimentali e non – della classe politica.
Nel 1969, la missione Apollo fu un'epica collettiva. E non che non vi fossero ragioni di inquietudine in un momento difficile anche allora per l'Italia (l'avvio della stagione del terrorismo e delle bombe...) e per il mondo. Ma se da un lato c’era la Guerra Fredda con tutti i suoi orrori a bassa intensità, c’era anche il sogno di Futuro con la "F" maiuscola.
Oggi, Artemis — che pure porta il nome della sorella di Apollo, la dea titolare della Luna — sembra muoversi in un cono d'ombra mediatico. Le "armi di distrazione di massa" ci tengono occupati a fissare le guerre delle megalomania e della tirannide o a distrarci nauseati da esse. Il rumore dei conflitti terrestri, sempre più capillari e digitalizzati, satura i nostri canali sensoriali, rendendo il silenzio del vuoto lunare un lusso che non possiamo più permetterci di ascoltare.
Certo, è tragicamente ironico il fatto che, proprio mentre perfezioniamo sempre più la tecnologia per raggiungere altri mondi, diventiamo sempre più incapaci di vivere nel nostro.
Ma forse dovremmo guardare più spesso a quella diretta streaming che trasmette la Terra vista da Orion. In quel pallido punto blu non si distinguono i confini della "aiuola che ci fa tanto feroci", come diceva Dante, non si sentono le urla delle fazioni. C’è solo un’astronave di roccia e acqua che viaggia nel vuoto. La Luna è uno specchio. Ci rivela quello che siamo. Ma per guardarvi dentro, bisognerebbe avere ancora il coraggio di alzare la testa al Cielo.
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