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Tre settimane poi gli aerei si fermano: a rischio le vacanze estive

L'allarme dell'Associazione degli scali europei. Se non riapre subito lo stretto di Hormuz mancherà il cherosene

Tre settimane poi gli aerei si fermano: a rischio le vacanze estive

L’Europa del trasporto aereo si trova davanti a uno scenario sempre più critico: senza una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz, entro tre settimane i voli potrebbero subire pesanti limitazioni fino al rischio concreto di stop operativi in diversi aeroporti.

A lanciare l’allarme è ACI Europe, l’associazione che rappresenta gli scali europei, in una lettera inviata alla Commissione Ue e rivelata dal Financial Times. Il messaggio è chiaro: il tempo per intervenire sta finendo e la carenza di carburante per aerei potrebbe diventare strutturale nel giro di poche settimane.

Secondo quanto evidenziato dagli aeroporti europei, le riserve di cherosene si stanno progressivamente riducendo, mentre la domanda resta elevata anche a causa delle tensioni geopolitiche. La situazione è aggravata dal fatto che, nonostante una fragile tregua legata alla guerra in Iran, il traffico nello Stretto di Hormuzsnodo cruciale per il commercio energetico globale — non è ancora tornato alla normalità.

Il rischio più immediato riguarda l’imminente stagione estiva. Il traffico aereo rappresenta infatti una componente essenziale per il turismo europeo, e una crisi dei rifornimenti potrebbe tradursi in cancellazioni, ritardi e aumento dei prezzi dei biglietti, con effetti a catena sull’intero settore economico.

Già nei giorni scorsi il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, aveva parlato apertamente della possibilità di razionamenti, mentre il direttore dell’Agenzia Internazionale dell'Energia, Fatih Birol, ha definito quella in corso “la crisi energetica più acuta della storia mondiale”.

Uno degli aspetti più critici evidenziati da ACI Europe è l’assenza di un sistema europeo coordinato per monitorare produzione e disponibilità di carburante per aerei. Senza una visione d’insieme, diventa difficile intervenire in modo tempestivo ed efficace.

Per questo l’associazione chiede un’azione immediata e proattiva da parte di Bruxelles, che si trova ora a dover gestire una potenziale “tempesta perfetta”: domanda in crescita, offerta limitata e tensioni internazionali ancora lontane da una soluzione.

La risposta delle istituzioni europee non si è fatta attendere. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha convocato una serie di incontri urgenti. Il 21 aprile si terrà una riunione straordinaria dei ministri dei Trasporti, mentre il tema energetico sarà al centro anche di un collegio dei commissari.

Tra le possibili soluzioni allo studio ci sono misure emergenziali per garantire le forniture, inclusa l’ipotesi di importare carburante dagli Stati Uniti. Tuttavia, questa opzione richiederebbe modifiche normative, poiché il cherosene americano utilizza standard diversi rispetto a quello europeo.

Parallelamente, continuano i contatti diplomatici con i Paesi del Golfo, anche se i danni alle infrastrutture e l’instabilità nella regione rendono difficile fare previsioni.

La crisi è già visibile nei costi: il prezzo dell’energia e del carburante è in aumento, e questo si riflette direttamente sulle tariffe dei voli. Se la situazione non dovesse migliorare rapidamente, il rischio è quello di un’estate caratterizzata da voli più cari e meno disponibili.

In questo contesto, l’Europa si trova davanti a una scelta cruciale: intervenire rapidamente con misure straordinarie o affrontare una crisi che potrebbe colpire duramente trasporti, turismo ed economia nel suo complesso.

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