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27 Aprile 2026 - 16:09
Un tir carico di prosciutti, al Brennero. Foto Coldiretti
Al valico del Passo del Brennero va in scena oggi, 27 aprile, una mobilitazione imponente: circa 10mila agricoltori arrivati da tutta Italia, anche dal Cuneese, per difendere il vero cibo nazionale e denunciare quello che definiscono un sistema che inganna consumatori e penalizza le imprese agricole. La manifestazione è organizzata da Coldiretti, che torna a puntare il dito contro le distorsioni del commercio agroalimentare europeo.

Il cuore della protesta è il fenomeno dei prodotti stranieri che, attraverso lavorazioni o modifiche del codice doganale, finiscono per essere etichettati come italiani. «Un inganno per i consumatori e un danno diretto al reddito degli agricoltori», denuncia l’organizzazione.
Tra gli esempi portati in piazza: cosce di maiale importate che, dopo la trasformazione, diventano prosciutti “nazionali”; migliaia di litri di latte straniero che entrano nel mercato italiano contribuendo al crollo dei prezzi alla stalla; frutta proveniente dal Sudamerica che passa dai grandi hub logistici europei, come Rotterdam, per poi arrivare sugli scaffali con un’identità poco trasparente.

Simbolo concreto della protesta è anche la presenza di un tir carico di prosciutti, utilizzato per mostrare fisicamente il percorso e le trasformazioni che molti prodotti subiscono prima di essere venduti come italiani.
«Fermiamo il falso cibo italiano» è lo slogan che accompagna la giornata. Coldiretti chiede con forza una legge europea che renda obbligatoria l’indicazione dell’origine geografica su tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione Europea. Secondo l’organizzazione, si tratta di una battaglia fondamentale non solo per garantire trasparenza, ma anche per tutelare la salute dei consumatori e la sostenibilità economica delle aziende agricole.
La protesta al Brennero assume così un valore simbolico e politico: non solo un presidio contro le importazioni poco trasparenti, ma anche un appello alle istituzioni europee affinché intervengano su un sistema normativo ritenuto insufficiente.
Per gli agricoltori presenti, la posta in gioco è alta: difendere il vero Made in Italy significa salvaguardare un patrimonio economico, culturale e alimentare che rischia di essere svuotato di significato da pratiche considerate «legalizzate ma ingannevoli».

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