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“‘Mai più’ non sono solo parole: è una responsabilità”. Il 27 gennaio la fiaccolata per celebrare la Giornata della Memoria

Fiaccolata a Piazza Europa martedì 27 gennaio alle 19: ricordare le 15–17 milioni di vittime dell'Olocausto e riflettere sulle dinamiche contemporanee di disumanizzazione, violenza sistemica e indifferenza.

“‘Mai più’ non sono solo parole: è una responsabilità”. Il 27 gennaio la fiaccolata per celebrare la Giornata della Memoria

Immagine illustrativa, generata con ai

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Una grande fiaccolata nel capoluogo di Provincia, per celebrare la Giornata della memoria e ricordare le vittime dell'Olocausto. Si terrà martedì 27 gennaio, alle 19, presso piazza Europa. Sarà l'occasione per ricordare le 15-17 milioni di persone uccise a causa del regime nazista, tra il 1941 e il 1945: 6 milioni di ebrei, oltre a prigionieri di guerra sovietici e polacchi, rom e sinti, persone con disabilità, oppositori politici e altri gruppi perseguitati.
«L’Olocausto – scrivono gli organizzatori – rappresenta un fenomeno storico di enorme portata e brutalità, un tragico e oscuro periodo della storia del nostro paese e in Europa, ed è per questo che la sua memoria non può ridursi a un'abitudine ricorrente, quasi meccanica.
Il senso stesso della memoria è tradito se riconosciamo gli orrori solo quando sono già avvenuti, quando si sono ormai stratificati nei libri di storia: la memoria serve anche a individuare e contrastare i processi che rendono possibili questi orrori, prima che arrivino alla loro forma più compiuta. La memoria del passato è e deve essere una lezione per affrontare il presente.
Oggi vediamo manifestarsi con inquietante chiarezza dinamiche politiche che alimentano la disumanizzazione dell'altro, una crescente gerarchizzazione della società, la violenza sistemica, la normalizzazione della guerra e l'indifferenza sociale. Sono dinamiche che riconosciamo in un linguaggio che riduce intere popolazioni a minacce, semplici numeri o, peggio ancora, in “danni collaterali” di un progetto di dominio, nella criminalizzazione della solidarietà e di chi denuncia le violazioni del diritto internazionale, e nella costruzione di uno stato di emergenza permanente, che legittima la repressione, la militarizzazione e la sospensione dei diritti. Le vediamo anche in quella che è una forma di indignazione selettiva, per cui alcunə vittime meritano protezione, mentre altrə diventano invisibili o vengono considerate sacrificabili. Le vediamo nella privazione a interi popoli della libertà di movimento, dell'accesso alle cure, all'acqua e al cibo, e nell’assuefazione collettiva, quando la violenza smette di scandalizzare e diventa lo sfondo sfocato di un vissuto quotidiano che si culla nell'indifferenza».
 
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