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29 Maggio 2025 - 18:42
Una cornice utile a introdurre il pubblico in uno degli ambienti dove principalmente Ezio Briatore si è mosso: la scuola. Il suo essere stato educatore e maestro, il suo scambio quotidiano con l’infanzia è la chiave per cominciare il viaggio all’interno del suo mondo. Un immaginario evocato dal fondale della scena, dipinto dallo stesso Ezio Briatore e realizzato proprio per uno spettacolo del 2000. Il dipinto è ispirato ad “Azzurro” di Paolo Conte che, non a caso, è la seconda canzone dello spettacolo, dopo “Il maestro nell’anima” sempre del cantautore astigiano. E così, su quel fondale blu dipinto di blu, si invola “l’aeroplano che se ne va” e il “treno dei desideri” corre e corre a perdifiato verso le spiagge lontane. Eppure quel “cielo azzurro e alto che sembra di smalto”, (sì, nelle due ore di spettacolo sfreccerà anche una “Topolino amaranto” oltre alla Torpedo della famiglia Brambilla in vacanza) in cui i simboli e le immagini del fortunato affresco contiano si intrecciano minuscoli, ispira prima di tutto il senso di leggerezza che pervadeva ogni cosa toccata dalla mano di Briatore. Leggerezza che avvolge tutto lo spettacolo: nei testi, negli arrangiamenti, nella mano dei musicisti e nella voce dei cantanti. “Un maestro nel cuore” è stato una carezza sulla testa di un bambino, con quello stesso divertito affetto che traspariva dalle favole, dagli articoli e dai “Mastro Ciliegia” curati negli anni Novanta e pensati per i piccoli lettori. Con quella gioia rapinosa della creatività, che Briatore esprimeva anche in poesia, nella pittura, nella stampa.
È stata anche l’occasione per rivedere, sullo sfondo, una Mondovì d’altri tempi, da rievocare in pochi tratti, poche pennellate di nostalgia. La scaletta ha inanellato grandi classici: oltre alle canzoni già citate, “La leva calcistica della classe ‘68” di De Gregori, o “I pittori della domenica” di Conte, “Un vecchio e un bambino” di Guccini, Petit Fleur di Henry Salvador, “Cinemà frenetica passion”, “Sentimental Journey”, “Vecchia America”, “Pane e coraggio”, “Bartali”, “La bella confusione”, “Genova per noi”, “La famiglia Brambilla”. E ancora, genuine curiosità come “Aria d’mundvì”, con citazioni da “New York, New York” tratta dalla commedia musicale "Quand a sponta la lun-a drè da Piassa", scritta da Ernesto Billò nel 1961, la musica è dello stesso Billò, di Mario Manfredi e di Nino Gasco (riproposta anche nel finale come bis) e una curiosissima versione in latino di “Piove” di Domenico Modugno. Testimonianze della vivacità e dello spirito creativo di quegli anni. Poi, il ricordo della giornata nera di Superga, il 4 maggio 1949, raccontata da Ezio in un componimento: un momento che ha rappresentato anche un tributo alla passione granata e agli sfortunati campioni scomparsi tragicamente in quella giornata. Al termine, grandi applausi per tutti gli interpreti e soprattutto per il maestro Ezio. «È nell'anima, e nell'anima per sempre resterà».
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