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04 Aprile 2019 - 10:39
Gabriele Roberto ai Japan Academy Awards nel 2007, premiato per "Memories of Matsuko"
Con Pellegrini tornerà a lavorare nel notissimo “È nata una star?” in cui cofirma la colonna sonora insieme al cantautore Brunori Sas. Intraprende anche una fortunata collaborazione con Maria Sole Tognazzi, per cui musica due film. Negli ultimi anni, ha occasione di lavorare anche a una grande produzione internazionale, “La musica del silenzio” il film tratto dal regista americano Michel Radford dal romanzo autobiografico di Andrea Bocelli. La scrittura musicale di Gabriele Roberto non prescinde dalla conoscenza di tutti i linguaggi, anche di quelli dell’avanguardia, ma prosegue nel solco della tradizione, preferendo, anche nella musica assoluta, una comunicazione chiara ed immediata con l’ascoltatore: «Ho studiato tutte le tecniche, dalle più antiche alle contemporanee, ovviamente il mio lavoro risente di tutte queste influenze. Nel cinema, poi, si sceglie lo stile di scrittura più adatto al progetto, chiaramente. Del Novecento, tuttavia, prediligo le correnti più legate alla tradizione. Non c’è stata solo la seconda scuola di Vienna e le avanguardie o il minimalismo. Amo molto la scuola russa, compositori come Leonard Bernstein e Aaron Copland, che hanno portato avanti una ricerca musicale che ha fortemente influenzato il lavoro dei compositori per il cinema moderni». Il lavoro per il cinema è molto vario, ogni volta si viene coinvolti in progetti completamente diversi, ed è un po’ come ripartire da zero, specie se si lavora con nuovi registi e nuove produzioni. «Nel mondo del cinema, ogni progetto è completamente diverso dall’altro, sia negli obiettivi che nei metodi. Può capitare che ti mettano in mano il soggetto della storia o la sceneggiatura e si inizi a buttare giù idee e suggestioni musicali da quello oppure, come in Giappone dove il cinema ha un’impronta più industriale, si viene messi davanti al film finito e montato, a cui manca solo la musica. Io generalmente sono molto metodico, mi piace lavorare con ritmi fissi, quasi da “ufficio”, non sono il tipo che si riduce alle ore piccole. Poi, certo, a ridosso della consegna e delle registrazioni, il tempo libero si volatilizza e non esistono weekend, ma questo è normale.
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