Il treno passa da Carrù, si ferma alla Stazione e, dal finestrino, si vedono le acciaierie al lavoro a pieno regime. È una scena d’altri tempi, ma ai capannoni ex Acsa – ormai fermi “con le quattro frecce” e ridotti a scheletro di ferramenta – molto materiale è ancora stipato all’interno. Immobile e immutato. Siamo nell’area dell’ex ferrovia, a fianco della Fondovalle, dove tra qualche mese sorgerà il cantiere per la nuova rotonda. Da un lato i capannoni demaniali che sono stati già abbattuti, dall’altro l’“ecomostro” delle vecchie acciaierie, che resta lì, agonizzante. Dentro ci sono ancora i sacchi pieni di materiale da lavorazione e grossi mucchi di polvere ferrosa. È una vicenda contorta, tipicamente “all’italiana” di cui si è tornato a parlare. Sebastiano Sampò, in qualità di presidente Arasis (l’Associazione rischio amianto e sostanze inquinanti per la salute di Mondovì e Val Tanaro), ha scritto lo giovedì 20 maggio...
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