Tersilla Argenta e la vetrina espositiva della balena (Foto A. Fassio)
«È domenica 26 settembre 1993. Mentre Papa Giovanni Paolo II celebra la messa ad Asti, dalle sabbie di una collina di San Marzanotto (una frazione di Asti) affiorano le prime ossa di una balena vissuta oltre tre milioni di anni fa».
Così su “Fossili e Territori. Scoperte straordinarie sulle colline astigiane”Laura Nosenzo racconta la straordinaria scoperta fatta da Tersilla Argenta che, insieme al cognato Michele, stava risistemando la stradina che conduceva alla vigna. A più di trent'anni dalla sua scoperta, qualche giorno fa la comunità astigiana ha salutato Tersilla spentasi all'età di 97 anni.
Tersilla Argenta e Piero Damarco - Foto P. Damarco
Nelle settimane successive alla scoperta «tutto sembra suggerire che la balena non abbia trovato subito l'accoglienza desiderata: le vertebre restano sommariamente ricoperte dalla stessa terra che le aveva custodite per milioni di anni.
Tersilla vive sola e ha molto da fare. Un giorno di novembre porta il nipote Giovanni a vedere gli strani resti. Il ragazzo intuisce, comprende che c'è qualcosa di importante. Da quel momento, l'animale venuto dalle onde del Mare Padano inizia un nuovo viaggio.
Arrivano gli esperti paleontologi e i Guardiaparco del Parco Paleontologico, per sopralluoghi e consulti meticolosi, ma solo nella primavera del 1995 gli esperti riportano alla luce il cetaceo».
Nel Pliocene la provincia di Asti era coperta da un mare caldo e poco profondo, paragonabile agli ambienti costieri tropicali di oggi. Le ossa fossili furono recuperate dal paleontologo Piero Damarco e messe al sicuro presso la sede della scuola media "Gatti". Allora il Museo Paleontologico era limitato ad una piccola sala nel Battistero di San Pietro ad Asti. Tutto lo scheletro è stato studiato a fondo dal cetologo Michelangelo Bisconti incaricato dell'Università di Torino e analisi recenti hanno dimostrato che si trattava di un genere e di una specie di balenotteride pliocenico del Mediterraneo mai descritti prima. «Per questo motivo fu coniato il nome Marzanoptera tersillae, in onore del luogo di ritrovamento, San Marzanotto e della sua scopritrice, di cui il reperto rappresenta l'olotipo, ovvero l'esemplare di riferimento unico per la scienza – ricorda Alessandra Fassio». Sulla base delle dimensioni del cranio si stimò che l'animale misurasse poco più di 5 metri di lunghezza e pesasse circa 1.300 chilogrammi. La balenottera giaceva sul fianco di una collina che guarda la valle del Tanaro e la pianura astigiana, in un paesaggio dolce e distensivo. La scoperta ha confermato l'eccezionale valore paleontologico del territorio, già riconosciuto dalla Regione Piemonte con l'istituzione, nel 1985, della Riserva Naturale di Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande.
L'analisi dettagliata delle ossa ha permesso di ricostruire altri aspetti come la presenza dei denti di squalo e di morsi incisi sui resti.
«Fin dall'inizio, il ritrovamento suscitò non solo interesse scientifico, ma anche una profonda partecipazione emotiva. Quando si trattò di dare un nome a quel gigante del passato, furono coinvolti i bambini delle scuole elementari: la loro scelta fu unanime e affettuosa. La balena venne chiamata Tersilla, come la proprietaria del terreno che l'aveva custodita per milioni di anni» conclude la Fassio.
Attualmente lo scheletro è esposto nella ex chiesa del Gesù, sede della mostra temporanea “Il Leviatano e le Sirene” nel Museo Paleontologico di Asti.
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