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Dylan Dog compie 40 anni: icona immortale o ultimo superstite dell’edicola

Il celebre indagatore dell'incubo di Craven Road raggiunge quattro decenni presenza editoriale, in un contesto piuttosto difficile per il fumetto da edicola.

Dylan Dog: vivo o zombie?

Quarant'anni di Dylan Dog. Con questo anno si compie una altra decade nella storia del personaggio, ricorrenza che cade in un periodo di oggettiva, profonda crisi del fumetto da edicola. La continua chiusura di punti vendita ha impattato sulla distribuzione un tempo capillare del fumetto popolare, che si è ridimensionato, anche a fronte di sempre nuove forme di intrattenimento. Attualmente la crisi delle edicole pare rallentare, ma continua una situazione critica per via di tutti gli altri fattori. In tutto questo, come sta Dylan Dog, il fumetto che più di tutti, 40 anni fa, aveva contribuito a far superare una crisi di sistema con un rilancio inatteso del sistema-edicola?

La situazione presenta luci ed ombre, e se da un lato indubbiamente il fumetto è ancora solidamente pubblicato, ci si interroga se ci siano prospettive di una nuova vitalità o se ci si limiti a gestire un lento declino (da cui il titolo provocatorio di questo articolo). La Bonelli, per politica editoriale, non comunica i dati di vendita, e quindi è difficile fare ragionamenti oggettivi. Nel 2023 si è recentemente chiusa la curatela di Roberto Recchioni, che era subentrato nel 2013 a quella di Gualdoni, visto solitamente in modo poco positivo (dopo le gestioni di Sclavi, il padre del personaggio, e poi di Marcheselli, ancora associato a una fase positiva sia per vendite, sia per contenuti). Gli è subentrata Barbara Baraldi, scrittrice horror giunta proprio sotto Recchioni alle sceneggiature del personaggio, e che era stata apprezzata per uno stile orrorifico che, pur in una marca personale, risultava piuttosto fedele - specie per molti lettori storici - allo spirito splatter delle origini del personaggio. La Baraldi - prima donna curatrice della testata - ha quindi restaurato una certa "tradizione dylaniata", e in effetti albi come quello in edicola in questi giorni, "My Horror Valentine" (tematico per il 14 febbraio) vedono la presenza di una dose generosa di effetti splatter e gore, come e forse ancor più che ai tempi delle origini del personaggio (oggi, oltretutto, il suo pubblico è ormai prevalentemente adulto e si rischiano meno le polemiche da interrogazione parlamentare sui "giornaletti che finiscono nelle mani della gioventù").

Del resto, Claudio Chiaverotti, sceneggiatore di questo numero, è un nome storico della scrittura dylaniata, qui affiancato al giovane disegnatore Marinetti che interpreta molto bene le scene truculente che si trova a disegnare, con un segno veristico e dettagliato e adattandole a una griglia molto libera e dinamica che ricorda per certi versi quella prevalente nei manga (non saprei se per iniziativa del disegnatore o scelta editoriale). Una scelta dunque che, come si suol dire, "coniuga tradizione e innovazione", ma con uno sguardo più al primo dei due poli, al conservarsi i lettori storici con un prodotto solido più che cercarne avventurosamente dei nuovi. Del resto, se la testata ha 40 anni, Dylan - se invecchiasse_ ne ha sempre eterni 33 - ne avrebbe ormai 73, coetaneo del suo creatore.

Insomma, per ora Dylan Dog conferma ancora una certa vitalità, testimoniata anche dalla fortuna generale del genere horror in formato bonellide da edicola anche extra-Bonelli, con Samuel Stern e Toni Bellasalma di Bugs Comics (pur differenti in molti aspetti). Il traguardo del numero 500, pur ancora remoto, non è più lontanissimo. Ma bisogna vedere se il personaggio riuscirà a raggiungere l'iconico numero 666.

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