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20 Febbraio 2026 - 09:59
“Le città ringiovanite” è un romanzo del 1932 scritto da Umberto Notari nel 1930. Romanzo ed autore sono già di per sé molto particolari e interessanti, ma la cosa curiosa è che vi svolge un ruolo – minore – anche Mondovì.
L'opera è una sorta di bizzarra fantapolitica – pubblicata inizialmente sulla Gazzetta di Torino, e poi in volume - ispirata alla crisi del 1929, in cui si legge un certo sarcasmo contro gli inetti notabili del regime: Notari era fascista (anzi, un anticipatore del movimento) ma, da iper-liberista, critico sullo statalismo burocratico che aveva prevalso.
La trama è curiosa: un folle genio che si fa chiamare “Tre alla Quarta” indice con annunci misteriosi un concorso per dodici premi da un milione di lire (nell'epoca di “Se potessi avere mille lire al mese”, una enormità) per rilanciare 12 principali città italiane con progetti arditi. La polizia di regime lo cerca pensando a una truffa, lui si presenta spontaneamente. Ricchissimo uomo d'affari internazionale, è analfabeta: non serve saper leggere, le macchine lo fanno al nostro posto, in futuro tutti saranno così (e sarà bellissimo, per lui). Lui ha una macchina che sopperisce alla necessità di saper leggere e scrivere, che è, in sostanza, è uno notebook di oggi come potrebbe descriverlo un uomo anni '30: il nostro Tre ha anche un anello cercapersone che lampeggia di luce azzurra e lo avvisa di usare il suo telefono portatile. Nel suo palazzo ha inoltre un Auditorium dove le persone possono parlargli e registrare dei messaggi che poi lui ascolta quando ha tempo.
Il nostro, dimostrata la legalità di ciò che fa, procede al concorso. Ogni progetto è incentrato su una e una sola funzione che renderebbe la città un unicum a livello mondiale. In questo, va detto, ricorda molto le Città Invisibili (salvo la diversa cornice narrativa).
Un concorrente propone Roma come città aeronautica mondiale; uno Milano come città - lirica, ma, gli obbietta Tre, la Lirica è finita, è il passato, ci vuole altra musica modernissima. Non dice la Trap, ma quasi. Altre proposte vedono Milano città fluviale, o Milano come città-emporio di Europa, o Milano come città-banca per lanciare il Made in Italy nel mondo.
Ci si concentra ancor più su Torino, ovviamente.
I Piemontesi selezionati per il concorso sono tutti sciatori, sportivi, rocciatori, giocatori di calcio, piloti di macchine da corsa FIAT.
L'idea che emerge è la necessità di rilancio del sistema-Piemonte come Città dello Sci, collegando a questo tutto un destino turistico di alto livello. Torino sarà il centro, la “Parigi di Italia”, ma sono fondamentali i collegamenti ferroviari, tra cui la Torino-Ventimiglia in via di completamento (il Duce in persona nel 1933 inaugurò la nuova e attuale stazione di Mondovì). E proprio qui si citano apertamente Mondovì e Alba, che sono le capitali della “punta di diamante” della gastronomia torinese, il Tartufo, che le può rendere altre capitali mondiali connesse a Torino.

Più sintesi e meno originalità sulle altre città: il concorrente di Genova mostra le sue idee con cartoni animati, mostrando Genova come città-navale; Bologna è ovviamente città-università, ma della Meccanica, adatta alla nuova Era della Macchina. Come le città, anche le università vanno tematizzate, una università per città. Lettere si salva solo a Firenze, città-cultura, e poi tutte le altre sono tecniche, scientifiche e commerciali.
Napoli e Palermo sono “città africane”, preziosissimi ponti verso l'Africa che deve essere tutta italiana, per un Rinascimento Africano; la Somalia dovrà divenire Mussolinia e centro di propagazione del potere italiano sul continente. Notari ha uno stile delirante-ottimistico, ma se sul resto è evidente la critica a parte del regime, qui è del tutto allineato al colonialismo mussoliniano, di cui trascura (e in parte forse ignora, ma ciò poco lo scusa, da giornalista e intellettuale) gli orrori spietati.
L'on. Augusto Turati, direttore della Stampa e segretario torinese del fascismo, attacca indignato il romanzo, che è certo anche implicitamente un accusa ai grigi burocrati fascisti come lui, specie a Torino. La sua città è per Turati città industriale pura e semplice (soprattutto in chiave bellica, si legge tra le righe elogiando le ricche commesse del regime alla FIAT) e basta, pura follia pensare a una Torino a vocazione turistica, soprattutto con gli sport invernali, roba da scioperati. In quanto all'idea di una Mondovì o Alba capitale mondiale del tartufo, Turati manco ne parla: figurarsi.
Insomma, un divertente delirio speculativo che non si prende nemmeno troppo sul serio, ma che anticipa varie cose in modo azzeccato, in uno spirito vicino al primo futurismo, quello più spensierato e simpaticamente folle, ma meno bellicista: un mondo futuro come un ottovolante ipertecnologico, un divertimentificio di massa che fa da volano all'arricchimento tramite l'intrattenimento frenetico. Sarei meno ottimista di Notari, ma non si può dire che non ci abbia, in parte, azzeccato.
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