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"La fine del mondo” e il fumetto italiano: un esperimento coraggioso contro l’estinzione

La nuova rivista a fumetti sbarca nelle edicole dopo la presentazione a Lucca Comics del numero zero.

"La fine del mondo" arriva in edicola

Con questo gennaio è uscito in edicola il primo numero di una nuova rivista a fumetti, allegata al Manifesto (ma acquistabile anche indipendentemente dal quotidiano). Si intitola "La fine del mondo", mensile, costa 4 euro per 72 pagine tutte di fumetto, è diretta da Michael Rocchetti (in arte "Maicol e Mirco", autore di note strip comics surreali dal segno minimale) e raccoglie il meglio della scena attuale del fumetto autoriale più recente. Il claim e il sottotitolo, coerente con il titolo altrettanto apocalittico, è "L'ultima rivista di fumetti": "ultima" nel senso di più recente, ma ironizzando anche su una crisi innegabile che sta portando alla sempre maggiore diminuzione del medium in edicola (mentre in libreria la presenza è solida), specialmente per quanto riguarda il fumetto italiano.

La cover del numero zero, presentata a Lucca Comics, è di Gipi; quella del primo numero in edicola è di Zerocalcare, che firma anche la prima storia, inedita, e a colori. Segue una bella storia intimista di Vitt Moretta, mentre la storia di Maicol e Mirco, per quanto impostata su un sarcastico presupposto originale, appare inutilmente dilatata con una vignetta per pagina (senza una reale esigenza narrativa o di dettaglio del fumetto).

Di nuovo invece azzeccata la "slice of life" della storia di Martina Sarritzu, che come quella di Moretta si presta bene alla forma breve; l'adattamento dell'Isola del Tesoro di Lise e Talami, benché brillante nell'utilizzo del loro segno elegantemente underground, patisce di più questa forma spezzata. Zuzu, con "L'Urlo", vede di nuovo una storia breve (o comunque un episodio che funziona bene anche come autoconclusivo) confermando una alternanza tra autore uomo e autrice donna, con - parrebbe - le autrici tutte volte a storie quotidiane, mentre gli autori sviluppano narrazioni segmentate a puntate. Shintaro Kago è il grande ospite internazionale, di alto livello, con una raffinata storia estremamente disturbante; segue il Dottor Pira con il suo gustoso Ken Il Corriere, poi Eliana Albertini, Alice Sokal, Kalina Muhova (un indubbio merito della rivista è la ricca presenza di ottime autrici del fumetto nostrano). Chiudono Gipi, con la storia di copertina del numero zero che continua (molto belli i disegni, ma la narrazione molto dilatata tipica dell'autore patisce il formato) e poi un padre nobile come Bruno Bozzetto e un nome importante del graffitismo come Blu.

Un esperimento indubbiamente coraggioso, col rischio inevitabile dello scarso apprezzamento del pubblico, usualmente, delle riviste con fumetti a puntate (Linus, l'altra rivista in edicola, certo con la forza di una tradizione ininterrotta dal 1965, usa in prevalenza la strip comics). In ogni caso, un'operazione meritoria, che ci auguriamo gli appassionati di fumetto possano sostenere, data anche la indubbia qualità - di contenuti e di stampa - offerte per una cifra contenuta. Nell'augurio che l'apocalisse del fumetto italiano sia, perlomeno, rinviata a data da destinarsi.

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