Cerca

ultima ora

ultime notizie

OGGI

«Chi è davvero il malato?» la riflessione del vescovo di Mondovì: la cura è prossimità e relazione

Il vescovo di Mondovì ha celebrato la Messa a Roccaforte per la Giornata del Malato ed ha invitato a guardare la persona oltre la diagnosi, con cura, vicinanza e fede.

d

«I ragazzi che tra qualche giorno scenderanno in campo per disputare le Paralimpiadi sono da considerarsi malati? Chi è un malato? Qual è la chiave per considerare una persona malata?»

Il vescovo di Mondovì, Egidio Miragoli, ha posto in questa domanda, quasi una provocazione (come lui stesso l'ha definita), il cuore della sua riflessione, in occasione della Giornata mondiale del Malato, che è stata celebrata a livello diocesano al Palaterme di Lurisia a Roccaforte. Un evento inserito nel calendario della Visita Pastorale nelle zone Valli Pesio ed Ellero, ma che ha riunito la Diocesi, con la partecipazione degli ospiti di tantissime strutture assistenziali del monregalese.

Il palaterme era gremito di persone, che sono state assistite dai volontari delle varie associazioni, che si sono anche occupati di allestire il pranzo. A concelebrare con il vescovo il parroco di Roccaforte, don Federico Suria, il direttore dell'Ufficio Pastorale della Salute don Meo Prato, il cappellano dell'Ospedale di Mondovì, don Riccardo Agosti, e i sacerdoti don Alfredo Costamagna, don Gianni Martino, don Cristiano Bellino, don Antonio Manassero.

«Se io guardo i vostri volti come faccio a capire chi di voi è ammalato e chi non lo è? – si è chiesto ancora Mons. Egidio – siamo abituati a legare alla malattia una condizione del corpo. Avere un cerotto, avere una disabilità... Potrei avere davanti a me un giovane atletico, perfettamente sano, che però è afflitto da una patologia neurologica, o psicologica. Chi potrebbe dire che sia un ammalato? La malattia è una condizione complessa, sia del corpo che dello spirito.

La malattia può essere qualcosa di provvisorio: alcune molto gravi possono guarire, altre invece ce le portiamo addosso tutta la vita, cronicizzano. Posso dire che una persona è malata attraverso una relazione, una vicinanza che mi permette di non essere superficiale. Si comprende chi è veramente il malato con il rapporto personale. Alcune cose le cogliamo attraverso lo sguardo, altre con la confidenza». Il Vangelo del giorno ha proposto la Parabola del Samaritano, mons. Egidio ha rimarcato: «Questa pagina ci invita a farci prossimi agli altri, ad avvicinarci, a capirli profondamente. Uno sguardo con cui possiamo capire di cosa ha bisogno il nostro fratello e la nostra sorella.

I medici fanno la loro parte, ci danno farmaci e medicinali appropriati per la nostra malattia. Anche noi che non siamo medici, che ci rapportiamo al malato, con questa relazione e questo sguardo profondo possiamo capire di cosa la persona ha bisogno».

«Il mio vescovo diceva – ha proseguito mons. Egidio – che non c'è la malattia. C'è il malato, non sempre le malattie hanno lo stesso decorso, non bisogna perdersi d'animo. A me hanno trovato un tumore per due volte, eppure sono ancora qui. NEgli scorsi giorni, insieme a don Cristiano e don Federico ho visitato i malati di Roccaforte, sono sempre belle occasioni per una riflessione importante. Mi ha colpito in particolare la storia di uno di loro. Quando aveva 18 anni hanno dovuto amputargli una gamba all'altezza del femore. Era un malgaro, potete immaginare la complessità di lavorare senza protesi, con una gruccia a supporto, e gestire gli animali in alta montagna. Eppure ha continuato a fare il proprio lavoro tutta la vita, con Fede e con serenità. La malattia può essere vissuta in tanti modi diversi: servono le medicine ma serve anche carattere e uno spirito di Fede. Dobbiamo coltivarlo con l'aiuto del Signore».
Per l'occasione della Giornata del malato sono state tenute celebrazioni anche presso gli ospedali di Mondovì e di Ceva.

«La speranza è la chiave di tutto: siamo nelle mani del Signore. C'è chi è ricoverato in ospedale con un tumore e c'è chi è perfettamente sano. Eppure nessuno dei due ha la certezza di esserci un mese dopo. Siamo nelle mani di Dio. Dobbiamo vivere con Fede e nessuna difficoltà ci potrà spaventare».

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Aggiorna le preferenze sui cookie
x