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14 Gennaio 2026 - 17:56
Chiara Ferragni
Si chiude con un'assoluzione per improcedibilità il procedimento giudiziario a carico di Chiara Ferragni, imputata per truffa aggravata nel cosiddetto caso "Pandorogate". Il processo, celebrato a Milano con rito abbreviato, aveva al centro le operazioni commerciali legate al Pandoro Pink Christmas della Balocco di Fossano e alle uova di Pasqua di Dolci Preziosi.
La decisione è stata pronunciata dal giudice della terza sezione penale del Tribunale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, che non ha riconosciuto l’aggravante contestata dalla Procura, determinante per la procedibilità del reato.
Secondo l’impianto accusatorio, l’influencer avrebbe diffuso sui social messaggi ritenuti ingannevoli, lasciando intendere che una parte del ricavato delle vendite dei prodotti natalizi sarebbe stata destinata a iniziative benefiche. Per i pm, le operazioni sarebbero state “mascherate” come iniziative solidali, con un presunto ingiusto profitto stimato in 2 milioni e 225 mila euro, oltre a benefici d’immagine non quantificabili.
Il punto centrale della sentenza riguarda la qualificazione giuridica del reato. Il giudice Mannucci Pacini non ha riconosciuto l’aggravante della “minorata difesa” dei consumatori online. Venuta meno l’aggravante, l’ipotesi di reato è stata riqualificata in truffa semplice, che è procedibile solo a querela di parte.
A quel punto, il quadro processuale è cambiato: circa un anno fa Codacons aveva ritirato la querela dopo un accordo risarcitorio con Ferragni. Anche le altre parti offese avevano fatto lo stesso, in seguito ai risarcimenti. In assenza di querele valide, il reato è stato dichiarato improcedibile e quindi estinto. Il proscioglimento ha riguardato anche i due coimputati: l'allora suo braccio destro, Fabio Damato, e il presidente di Cerealitalia (proprietaria di Dolci Preziosi), Francesco Cannillo.
L’imprenditrice aveva già versato oltre 3,4 milioni di euro complessivi a titolo di risarcimenti e donazioni: somme destinate alle Associazioni dei consumatori Adicu e Codacons e a una signora di 76 anni che aveva acquistato numerosi pandori per beneficenza. Tutte le parti hanno ritirato le querele dopo gli accordi, ad eccezione della "Casa del Consumatore", costituita parte civile ma senza aver presentato querela nella fase delle indagini.
Proprio l’assenza di una querela procedibile ha portato alla decisione finale: il giudice ha pronunciato il non luogo a procedere per estinzione del reato.
La Procura di Milano, con il procuratore aggiunto Eugenio Fusco, che aveva coordinato le indagini della Guardia di Finanza insieme al sostituto Cristian Barilli, aveva chiesto una condanna a un anno e otto mesi. La difesa, affidata agli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, aveva invece chiesto l’assoluzione, sostenendo l’assenza di dolo.
Secondo i legali, al massimo si sarebbe potuto parlare di pubblicità ingannevole dovuta a errori di comunicazione, già sanati in sede amministrativa con i risarcimenti. Nessuna volontà di raggirare i consumatori e, soprattutto, nessuna truffa sotto il profilo oggettivo degli elementi probatori.
All’uscita dall’aula, visibilmente emozionata e circondata da telecamere e cronisti, Ferragni ha commentato:
«Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower. È finito un incubo: sono molto contenta di riprendere in mano la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta».
Già nel corso del processo, l’imprenditrice aveva ribadito di aver agito in buona fede, spiegando che nessuno aveva lucrato e che tutto quanto dovuto era stato risarcito nelle sedi competenti. Un passaggio che la difesa ha ricondotto anche al principio del "ne bis in idem": non si può essere puniti due volte per la stessa condotta.
La sentenza mette fine a una delle vicende mediatiche e giudiziarie più discusse degli ultimi anni. Con il mancato riconoscimento dell’aggravante e la remissione delle querele, il procedimento si è chiuso con il proscioglimento per estinzione del reato. Per Chiara Ferragni, il capitolo giudiziario del Pandorogate si conclude senza una condanna penale.
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