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Un’altra giovane vita spezzata: la strage silenziosa del lavoro continua

Operaio di 25 anni muore nel Torinese. Piemonte e Granda in allarme, Cuneo in “zona rossa”

Un’altra giovane vita spezzata: la strage silenziosa del lavoro continua

Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI

Ancora un morto sul lavoro, ancora una famiglia distrutta, ancora una comunità sotto shock. Nella serata di mercoledì 21 gennaio, un operaio di 25 anni ha perso la vita in un’azienda agricola di Brusasco, nel Torinese, dopo essere rimasto incastrato in un macchinario per sminuzzare il fieno. Il giovane, residente a Monteu da Po, è stato trovato senza vita dai colleghi. Sul posto sono intervenuti i soccorsi del 118 e la madre del ragazzo è stata colta da un malore.

Ora toccherà ai carabinieri di Chivasso e agli ispettori dello Spresal dell’Asl To4 ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

Ma, al di là delle responsabilità che verranno accertate, questo ennesimo dramma si inserisce in un quadro sempre più preoccupante per il Piemonte e, in particolare, per la provincia di Cuneo.

 

Un’emergenza regionale che non si ferma

 

Secondo i dati più recenti, in Piemonte si contano 83 morti sul lavoro da gennaio a novembre 2025, contro i 67 dello stesso periodo dell’anno precedente. Un aumento netto che colloca la regione in zona arancione, con un indice di mortalità superiore alla media nazionale. Di queste vittime, 61 sono morte in occasione di lavoro, segno che il problema riguarda direttamente i luoghi produttivi e le condizioni operative quotidiane.

 

La Granda in zona rossa

 

La situazione è ancora più grave in provincia di Cuneo, che risulta in zona rossa, la fascia di rischio più alta. L’incidenza arriva a 41,9 morti per milione di occupati, uno dei dati peggiori in Piemonte. La Granda è stabilmente tra i territori più esposti, insieme al Verbano-Cusio-Ossola e ad Alessandria, in una mappa del rischio che racconta una vera e propria emergenza strutturale.

I settori più colpiti restano quelli ad alta esposizione: manifatturiero, costruzioni, trasporti, sanità e agricoltura, proprio come nel caso del giovane operaio morto a Brusasco. Un settore, quello agricolo, particolarmente rilevante anche nel Cuneese, dove il lavoro con macchinari pesanti e ambienti spesso isolati aumenta i fattori di rischio.

 

Dietro i numeri, persone e famiglie

 

Ogni statistica nasconde una storia. Un ragazzo di 25 anni che non tornerà a casa. Una madre colta da malore davanti a una notizia che nessun genitore dovrebbe mai ricevere. Colleghi segnati da una scena che resterà impressa per sempre. Comunità locali che, troppo spesso, si trovano a piangere vittime sempre più giovani.

Gli esperti dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega parlano di un trend preoccupante e chiedono con forza più prevenzione, più formazione, più controlli. Ma anche una cultura della sicurezza che non resti sulla carta: perché in troppe realtà produttive la pressione sui tempi, la carenza di personale o la vetustà dei macchinari continuano a trasformarsi in fattori di rischio mortale.

 

Una strage che non può diventare normale

 

La morte del giovane operaio nel Torinese non è un caso isolato. È l’ennesimo tassello di una strage silenziosa che attraversa il Piemonte e colpisce duramente anche la Granda. Una strage che non può essere archiviata come fatalità.

Perché dietro ogni infortunio mortale c’è una verità semplice e durissima: andare a lavorare non dovrebbe mai significare rischiare di non tornare a casa.

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