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Picchiato dai genitori, chiede aiuto anche all'intelligenza artificiale

Il 15enne ha raccontato di botte ripetute nel corso degli anni a causa dei brutti voti a scuola

Picchiato dai genitori, chiede aiuto anche all'intelligenza artificiale

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Per anni sarebbe stato picchiato in casa a causa dei brutti voti. Una violenza ripetuta, iniziata quando aveva appena sei anni e andata avanti con cadenza quasi settimanale. È il drammatico racconto di un ragazzo di 15 anni che ha trovato il coraggio di chiedere aiuto, prima a un amico, poi persino a un’app di intelligenza artificiale, fino a contattare la Polizia.

Come riporta Ansa, i fatti sono emersi a Novara, dove l’adolescente si è presentato con un amico dopo essere scappato di casa. Ai poliziotti ha raccontato di essere stato punito con cinghie, bastoni, scope e altri oggetti domestici, sempre per non aver ottenuto voti ritenuti sufficienti dai genitori. Le punizioni, secondo quanto riferito, si sarebbero verificate almeno tre volte a settimana.

Due settimane fa il ragazzo ha ripercorso la sua storia davanti alla Squadra Mobile, affiancato da uno psicologo. Dopo l’ascolto e gli accertamenti, il minore è stato affidato ai servizi sociali, mentre i genitori – di 42 e 54 anni – sono stati denunciati per maltrattamenti.

La decisione di rivolgersi alle Forze dell’ordine sarebbe maturata dopo essersi confidato con i genitori di un amico e dopo aver chiesto consiglio anche a una nota applicazione di intelligenza artificiale, che gli avrebbe risposto che "nessuno deve essere picchiato" e che quella che stava vivendo "non era una situazione normale".

Il 24 gennaio il quindicenne ha chiamato il 112 insieme a un amico, spiegando di essere scappato di casa perché i genitori lo stavano “trattando un po’ male”. Una volante è intervenuta per verificare le sue condizioni e accompagnarlo in Questura, dove il ragazzo ha ribadito di non voler più tornare a casa.

Agli agenti ha anche raccontato di aver preso, in un'occasione, volontariamente un brutto voto per dimostrare ai genitori che le botte non sarebbero servite a nulla. La sua versione è stata confermata dall’amico che lo accompagnava e dal padre di quest’ultimo, ascoltati dalla polizia la stessa sera.

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