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16 Febbraio 2026 - 17:31
Foto di repertorio Ansa/Sir
Parte da Cuneo la vicenda che ha portato il Ministero dell'Interno a dover risarcire con 700 euro un cittadino algerino di 56 anni. A stabilirlo è stata una sentenza del 10 febbraio del Tribunale di Roma, citata dall'agenzia di stampa Adnkronos, dopo il ricorso presentato contro il trasferimento tra centri di permanenza per il rimpatrio.
Una storia giudiziaria lunga quasi trent’anni, e che negli ultimi mesi ha avuto proprio nel capoluogo della Granda il suo snodo principale.
Il 56enne è stato detenuto nella casa circondariale di Cuneo dal 31 agosto 2024 al 23 febbraio 2025. Alla scarcerazione è scattato un nuovo provvedimento di espulsione per pericolosità sociale, disposto dalla Prefettura.
Non si tratta del primo atto di questo tipo: a suo carico, riporta Adnkronos, risultano infatti due espulsioni, una emessa dal prefetto di Cuneo e una da quello di Alessandria. Nel suo curriculum giudiziario figurano 23 sentenze di condanna tra il 1999 e il 2023, oltre a numerosi precedenti per reati contro la persona, il patrimonio e la pubblica amministrazione, in gran parte commessi in Liguria.
Dopo la scarcerazione dal carcere cuneese, l’uomo è stato trasferito al Cpr di Gradisca d'Isonzo il 23 febbraio. Successivamente, il 10 aprile, è stato spostato nel centro di Gjader, in Albania. Proprio contro questo trasferimento è stato presentato ricorso: secondo la difesa, non sarebbe stato preceduto da un provvedimento scritto e motivato e sarebbe avvenuto con modalità ritenute lesive della dignità personale, tra cui l’uso di fascette ai polsi e l'impossibilità di contattare i famigliari. Nel ricorso è stato chiesto il risarcimento del danno, oltre alla liberazione e al rientro in Italia.
Il Tribunale di Roma ha riconosciuto un risarcimento di 700 euro. Una cifra simbolica, ma che interviene su un caso nato dall’ultima scarcerazione a Cuneo e dai successivi provvedimenti amministrativi.
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