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16 Febbraio 2026 - 18:02
Immagine generica, realizzata con l'intelligenza artificiale
Sono stati tutti condannati i quattro accusati nell’ambito del processo per le torture in carcere al Cerialdo che avevano scelto il giudizio abbreviato. La pena più alta è quella nei confronti dell’ispettore Giovanni Viviani, tre anni e due mesi. Sarebbe stato lui a guidare il “blitz” del 20 giugno 2023 nella cella 417 del padiglione Gesso.
Secondo l’accusa l’ispettore, insieme a cinque agenti penitenziari in quel momento fuori servizio, era entrato nella cella in cui si trovavano reclusi quattro detenuti pakistani. Dopo averli salutati con un “buonasera” aveva iniziato a picchiarli con calci e pugni, invitando i sottoposti a fare altrettanto. I quattro erano stati poi portati di peso in infermeria insieme a un loro connazionale, detenuto nella cella vicina, che lamentava forti dolori: il pestaggio degli agenti sarebbe stato innescato proprio dalla protesta per il mancato intervento dei sanitari.
“Vuoi anche tu qualcosa? Così stanotte dormi bene” avrebbe detto Viviani al detenuto, colpendolo con pugni e schiaffi al viso. Un altro recluso raccontava di essere stato afferrato per l’orecchio e intimidito: “Tu non mi conosci”. Per un medico del carcere, Abdulssam Mwassi, accusato invece di falso, omissione di referto e favoreggiamento, la pena fissata dal gup Edmondo Pio è di un anno e quattro mesi. A un anno, con pena sospesa, sono stati condannati due agenti accusati di falso.
Il giudice ha disposto il pagamento di una provvisionale di 10mila euro per ciascuna delle parti civili private costituite. Nessun risarcimento, invece, per il garante dei detenuti e le associazioni che si erano costituite in giudizio.
Altri dieci accusati hanno scelto il dibattimento: tra loro c’è l’ex comandante della Polizia Penitenziaria Erminia Froio, accusata di omissione di denuncia. Nell’indagine originaria, partita a ottobre 2023, erano coinvolte 35 persone: ventuno posizioni sono state in seguito archiviate.
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