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12 Marzo 2026 - 10:51
Sale il numero di baby-rapinatori in Italia: ma non in Piemonte. Siamo l'unica regione (-0,39 ogni mille) insieme al Lazio (-0,54 ogni mille) a registrare un dato in diminuzione sul numero di minorenni di 14-17 anni denunciati o arrestati per rapina.
Lo svela il report di Save the Children "(Dis)armati: l’indagine sulla violenza giovanile, tra fragilità e vuoti educativi", pubblicato ieri. Il Piemonte, in controtendenza nazionale, nel decennio 2014-2024 vede diminuire il numero di "baby rapinatori" a fronte del raddoppio abbondante della media nazionale, con una crescita in quasi tutte le regioni del centro e del nord Italia.
Anche i minori denunciati o arrestati per lesioni personali in Italia, sottolinea Save The Children, sono quasi il doppio rispetto a dieci anni prima, in crescita costante in tutte le regioni. Un simile andamento riguarda i minori denunciati o arrestati per il reato di minaccia, che in Italia aumentano significativamente dopo il 2019.
«L’Italia è tra i Paesi europei con il tasso di criminalità minorile più basso, ma negli ultimi anni aumenta il numero di minorenni denunciati o arrestati per alcuni reati violenti come rapina, lesioni personali e rissa» - scrive Save the Children -. Negli ultimi anni, alla luce di notizie di cronaca sempre più frequenti, l’allarme sociale per il percepito aumento della violenza giovanile, contrassegnato da espressioni come “baby gang” e “maranza”, ha prepotentemente occupato le cronache ed il dibattito pubblico, orientando aggiustamenti normativi in ottica securitaria, a discapito di interventi preventivi ed educativi per i minorenni coinvolti. Questa ricerca nasce dalla volontà di esplorare la violenza giovanile: inquadrare il fenomeno, dargli forma, capirne le dinamiche, le caratteristiche, le origini, i percorsi, passando dalla percezione alla realtà. L’obiettivo è quello di osservare e raccogliere evidenze sull’agito violento dei giovani, talvolta giovanissimi, con un’attenzione specifica alla diffusione ed uso delle armi, dai coltelli alle armi da fuoco, e al coinvolgimento di minori nelle reti della criminalità organizzata. Per approfondire questi aspetti abbiamo iniziato un viaggio sul territorio per ascoltare le voci degli stessi ragazzi e degli adulti che li accompagnano, con un occhio alla letteratura rilevante e ai dati».
Si legge ancora: «I recenti episodi di violenza che hanno coinvolto minori e giovani raccontano un fenomeno complesso che non può essere affrontato solo con clamore mediatico e risposte punitive. Dalla nostra indagine emerge un quadro della violenza che è un grido profondo degli adolescenti e che interroga con urgenza il mondo degli adulti.
I dati mostrano che l’Italia continua a essere uno dei Paesi europei con il più basso numero di minori e giovani adulti coinvolti nel sistema di giustizia. I minorenni e giovani adulti segnalati agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (USSM) dall’Autorità giudiziaria, sono diminuiti di oltre un terzo negli ultimi vent’anni, passando da 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024. Anche a livello europeo il nostro Paese resta su livelli contenuti: i minori e giovani adulti sospettati o autori di reato sono passati da 329 ogni 100 mila abitanti nel 2014 a 363 nel 2023, uno dei valori più bassi dell’area. Guardando invece al dato relativo ai minori e giovani adulti presi in carico dagli USSM, questi sono 23.862, in aumento rispetto agli anni precedenti, soprattutto a causa della permanenza prolungata nel sistema penale di giustizia minorile, anche in seguito all’attuazione del Decreto Caivano. Allo stesso tempo, però, cresce il numero di minorenni coinvolti in alcuni reati violenti. Secondo i dati del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno, rispetto a 10 anni prima, nel 2024 sono aumentati i 14-17enni denunciati o arrestati per:
Un altro dato che emerge con forza riguarda la maggiore diffusione delle armi tra gli adolescenti. I minorenni segnalati per porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, con un ulteriore aumento nel primo semestre del 2025. Si tratta spesso di coltelli o altri oggetti portati con sé per sentirsi più sicuri o per affermare il proprio status all’interno del gruppo».
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