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13 Marzo 2026 - 13:31
Alban Gropcaj, 28 anni
Alban è stato ucciso sette anni fa, a colpi di pistola, in Brasile. Da allora la battaglia dei familiari continua, senza sosta. «Vogliamo semplicemente giustizia, sapere cosa c’è dietro la morte di un ragazzo di 28 anni e perché si trovava lì. Per noi è un calvario, non comprendiamo tutti questi ritardi, vogliamo risposte», rilancia il fratello Ilir.
Il caso di Alban Gropcaj, cittadino albanese che risiedeva a Vicoforte e lavorava da tempo per la “Azzurro” di Mondovì, è al centro di un intrigo giuridico che coinvolge tre Paesi - Brasile, Italia e Albania - e ha acquisito una certa rilevanza mediatica. Se ne sono occupati, tra gli altri, “Le Iene”, con l’inviato Luigi Pelazza, e anche la tv albanese tramite la trasmissione “Piranjat”.
La Procura brasiliana ha accusato formalmente, come raccontato dall’“Unione Monregalese” ad aprile del 2022, il datore di lavoro di Alban, Guido Bertola, e la compagna di quest’ultimo, Silvia De Souza, di essere i mandanti del delitto. Il giovane albanese, che era molto legato a Bertola, venne ucciso da tre colpi d’arma da fuoco in Brasile, vicino a Fortaleza, nel 2019. Si trovava all’estero in compagnia proprio del suo datore di lavoro, entrambi erano di rientro dopo una cena in un ristorante italiano del posto. La loro auto venne affiancata da una moto e Alban fu raggiunto da tre colpi. L’iniziale versione del tentativo di rapina finito nel sangue non ha convinto del tutto i familiari di Alban, in particolare, come detto, il fratello Ilir e la moglie.
Figura chiave nell’inchiesta è il fratello di De Souza, che rivestiva il ruolo di custode nella casa che Bertola aveva in Brasile. Era stato proprio lui, infatti, in un primo momento, a indicare alla polizia la sorella e l’imprenditore monregalese come i mandanti dell’omicidio. Secondo la sua versione, l’esecutore materiale era un altro brasiliano, di nome Romario, nipote dei De Souza. Quest’ultimo non può più rispondere delle accuse in quanto è morto, assassinato (per motivi estranei alla vicenda) tre anni fa.
Sei anni dopo, lo scorso maggio, a Caucaia, nello Stato di Ceará, si era celebrata la prima udienza del processo. Ora è stata fissata, a oltre un anno di distanza, una nuova seduta per il prossimo 21 agosto. Intanto anche in Italia, presso il Tribunale di Cuneo, è ancora aperto un fascicolo affidato alla sostituto procuratore Francesca Lombardo. Un caso raro ma che rientra nella fattispecie normata dall’articolo 7 del Codice penale, ovvero quello che rende punibile, secondo la legge italiana, il cittadino italiano o lo straniero che infrange la legge in territorio purché si verifichino determinate condizioni.
Se dalle indagini della Procura cuneese non emergeranno «atti prodromici» avvenuti in Italia (ovvero che preannunciano la commissione del delitto) si andrà verso l'archiviazione. Resta in corso dunque il processo in Brasile. Anche il governo albanese si è interessato alla vicenda, chiedendo di esserne informato.
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