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23 Gennaio 2026 - 09:30
Oxfam.org
In un mondo in cui le grandi potenze hanno imboccato a tutta velocità il casello autostradale del caos, del riarmo e dei conflitti, il nuovo rapporto annuale di Oxfam (Oxfam è una confederazione internazionale di ONG fondata nel 1942 che combatte povertà e disuguaglianze. Opera in oltre 80 Paesi con aiuti umanitari, progetti di sviluppo e studi sull’economia globale, promuovendo politiche più giuste e inclusive) lanciato in occasione del World Economic Forum di Davos (Svizzera) racconta un fenomeno inquietante: mentre un numero sempre più ristretto di persone accumula ricchezze senza precedenti, una larga parte della popolazione mondiale resta intrappolata in povertà o in condizioni di grave insicurezza economica.
Secondo l’analisi dell’organizzazione internazionale, la ricchezza complessiva dei miliardari ha raggiunto un livello record nel 2025, crescendo di circa il 16% in un solo anno e superando i 18.300 miliardi di dollari a livello globale. Questo tasso di espansione è circa tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni, segnalando una dinamica in accelerazione.
Il fenomeno non è solo numerico. La distribuzione stessa della ricchezza è diventata sempre più sbilanciata: una dozzina di individui più ricchi oggi detiene un patrimonio maggiore di quello complessivo di oltre quattro miliardi di persone, ovvero la metà più povera dell’umanità.
Dietro questi numeri si intrecciano cause strutturali di lungo periodo. Parte della crescita delle ricchezze ultra-elevate è legata a rendimenti molto alti nei mercati finanziari, nell’intelligenza artificiale e nella tecnologia, settori che hanno favorito i grandi investitori nell’ultimo quinquennio. Allo stesso tempo, politiche fiscali e regolamentazioni spesso hanno premiato i redditi da capitale rispetto a quelli da lavoro, consentendo al capitale già accumulato di generare profitti sempre più grandi.
In molte economie avanzate, la progressività delle tasse e la regolazione delle grandi imprese si sono indebolite rispetto alle esigenze di competizione globale. Questo ha lasciato spazio a un sistema in cui chi parte avvantaggiato può consolidare ulteriormente la propria posizione.
Concentrando risorse e potere nelle mani di pochi, si riduce la capacità dei cittadini comuni di influenzare decisioni pubbliche per il bene collettivo, indebolendo la partecipazione democratica reale. Oxfam evidenzia come chi dispone di enormi patrimoni abbia probabilità molto maggiori di accedere a posizioni di rilievo politico e di controllare media e narrazioni pubbliche.
Il rapporto Oxfam non si limita a descrivere il problema, ma sollecita una riflessione profonda sulle politiche necessarie per ridurre la disuguaglianza. Fra le proposte avanzate vi sono riforme fiscali volte a ridurre la concentrazione di ricchezza, investimenti in servizi pubblici fondamentali come sanità e istruzione e norme che favoriscano una partecipazione democratica più ampia.
Secondo gli analisti, affrontare queste sfide non richiede solo misure tecniche ma un vero cambio di paradigma: spostare l’asse delle priorità da una competizione sfrenata tra élite a un impegno concreto per l’equità, la dignità umana e la sostenibilità sociale.
L’Italia rappresenta un esempio emblematico di come le dinamiche di accumulo di ricchezza e la stagnazione dei redditi stiano ridefinendo la struttura sociale del Paese. Secondo i dati raccolti, la distribuzione della ricchezza nazionale è fortemente sbilanciata verso l’alto: il 10% delle famiglie più benestanti controlla quasi i tre quinti dell’intero patrimonio netto nazionale, mentre la metà più povera della popolazione detiene una quota molto ridotta, inferiore al 10% del totale.
Il fenomeno non è recente, ma ha subito un’accelerazione negli ultimi quindici anni: in questo arco temporale, una quota schiacciante — oltre il 90% della nuova ricchezza generata in Italia — è finita nelle mani del 5 % più ricco delle famiglie. Alla metà più povera, invece, è toccata una frazione marginale della crescita dei patrimoni complessivi.
Un aspetto che emerge con grande chiarezza dal rapporto è lo spostamento della ricchezza verso la parte alta della piramide sociale, un processo che si riflette anche nella crescita del numero e delle fortune dei super-ricchi italiani. I patrimoni complessivi dei miliardari italiani sono aumentati di oltre cinquanta miliardi di euro nell’ultimo anno, con un ritmo di accumulo che supera la capacità di molti lavoratori e famiglie di migliorare la propria condizione economica.
Parallelamente alla concentrazione patrimoniale, la povertà assoluta resta una sfida significativa. Negli ultimi anni circa 5,7 milioni di persone in Italia sono state classificate in condizioni di povertà estrema — una condizione in cui non si ha accesso continuativo ai beni e ai servizi essenziali per una vita dignitosa. Questi numeri riflettono non solo difficoltà materiali, ma anche l’erosione del ruolo del lavoro come mezzo di mobilità sociale.
Un altro elemento critico riguarda la stagnazione dei redditi reali. Mentre i patrimoni dei ricchi crescono rapidamente, molti lavoratori italiani vedono i propri salari fermi o addirittura in calo in termini reali, incapaci di tenere il passo con l’aumento del costo della vita e dell’inflazione. Questo fenomeno contribuisce a far sì che la disuguaglianza non sia solo una questione di ricchezza accumulata, ma anche di opportunità e dignità sul lavoro.
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