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Case per giovani famiglie, sindacati critici sul piano della Regione: “ci sono delle graduatorie da rispettare”

Le segreterie regionali Sunia Sicet Uniat: «esprimiamo profondo rammarico per la mancanza di un dialogo costruttivo più volte cercato con la Regione»

Case per giovani famiglie, sindacati critici sul piano della Regione: “ci sono delle graduatorie da rispettare”

«Approveremo la nuova legge sulla casa e lanceremo una misura a favore delle nuove famiglie». A parlare è il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio che, mercoledì 11 febbraio, ha illustrato le priorità della Regione per il 2026.

“Una famiglia, una casa” ha l’obiettivo di ristrutturare almeno mille alloggi dell’edilizia popolare pubblica, che al momento non sono affittabili perché necessitano di manutenzioni, e metterli a disposizione delle giovani famiglie con figli, con un canone massimo di 150 euro al mese. «È una misura che sostiene la famiglia e natalità, perché spesso non si fanno figli a causa delle incertezze economiche e quella legata alla casa è una di queste, e insieme consente di riqualificare immobili in zone importanti delle nostre città. Stiamo lavorando con gli uffici per mettere a punto la legge, che poi costruiremo nei dettagli con il Consiglio regionale», ha precisato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio.

Una misura che, almeno per ora, non trova del tutto il favore dei sindacati inquilini. «Esprimiamo profondo rammarico per la mancanza di un dialogo costruttivo più volte cercato con la Regione Piemonte sul tema della crisi dell’offerta abitativa nella nostra Regione e sui provvedimenti da noi considerati "inutili e discriminatori", come le modifiche ai requisiti di accesso all'edilizia pubblica – sottolineano le segreterie regionali Sunia, Sicet, Uniat –. La questione dell'emergenza abitativa nella nostra Regione evidenzia una forte tensione tra la necessità di offrire soluzioni abitative e la tutela delle fasce più deboli che attendono l'assegnazione di case popolari. Sottrarre ulteriori alloggi al patrimonio pubblico, seppur oggi non utilizzati per carenze manutentive, ridimensiona ulteriormente un patrimonio assolutamente inadeguato al fabbisogno delle famiglie piemontesi, migliaia, che attendono con speranza un’assegnazione di una casa popolare, non riuscendo a trovare una soluzione abitativa nel mercato privato. Solo nell'area di Torino, si contano circa 7.000 domande complessive di partecipazione al bando, di cui oltre 1.000 rappresentano casi di emergenza abitativa».

«È positivo che finalmente si siano trovate le risorse per ristrutturare una parte importante degli alloggi sfitti, ma ci sono delle graduatorie da rispettare con migliaia e migliaia di famiglie in attesa. La Regione apra finalmente un confronto con i sindacati inquilini (Sunia, Sicet, Uniat) utile a costruire un percorso che miri al recupero degli oltre 5.000 alloggi popolari sfitti da destinare alle assegnazioni da bando e da emergenza, all'aumento della disponibilità di alloggi nel mercato libero per le fasce deboli e grigie».

Critico anche il segretario regionale PRC Alberto Deambrogio: «Trasformare case popolari che dovrebbero essere destinate a famiglie povere in graduatoria in abitazioni per giovani coppie mette chiaramente in conflitto queste due soggettività. Occorre dire che Cirio – scrive Deambrogio – non si trova solo nel compiere questo tipo di operazione, che è un vero e proprio atto incivile. La stessa cosa si sta facendo in Regioni di diverso colore politico dalla Lombardia all’Emilia Romagna, a Milano come a Roma».

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