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Il basket perde pezzi, ma non qui: perché da noi il modello funziona

Meno 37mila tesserati in un anno in Italia, le società locali raccontano però una storia diversa

Il basket perde pezzi, ma non qui: perché da noi il modello funziona

Un giovane cestista in azione nella foto di Michelangelo Musso. A lato, dall'alto in basso Gianluca Sappa (PF), Danilo Spedaliere (Ceva), Davide Blengini (Mondovì)

Trentasettemila tesserati in meno in dodici mesi. È questo il dato che fotografa la crisi del basket italiano. Va analizzato a 360° e impone inevitabilmente delle riflessioni. Il nostro punto di partenza è stato l’approfondimento di Roberto Cecchini, allenatore e stimato formatore nel mondo della pallacanestro giovanile.

Il crollo più evidente arriva nel 2021, l’anno simbolo della pandemia: -34% di tesserati. «Il nostro sistema – osserva Cecchini – basato quasi esclusivamente sulle palestre scolastiche e sulle rette delle famiglie, si è sgretolato come un castello di carte quando le scuole hanno chiuso». Da lì una spirale difficile da arrestare: costi in aumento, burocrazia sempre più pesante, -700 società dal 2019, un “prodotto Basket Italia” che fatica ad attrarre e trattenere.

Eppure, guardando più da vicino, la fotografia non è la stessa. Nel Monregalese, i numeri raccontano una storia diversa. Non un’isola felice senza problemi, ma un territorio che resiste e in alcuni casi cresce, grazie ai modelli organizzativi differenti, al radicamento sociale e al lavoro quotidiano di dirigenti e volontari. Abbiamo interpellato quindi le tre società storiche del nostro territorio: Basket Mondovì, Pallacanestro Farigliano e Borsi Ceva.

PALLACANESTRO FARIGLIANO: LA CRESCITA PARTE DAL MINIBASKET

Partiamo proprio dalla Pallacanestro Farigliano, una realtà senza una prima squadra senior ma con un settore giovanile e minibasket in fortissima espansione. Pur avendo sede nella piccola Farigliano, ha ereditato la tradizione cestistica doglianese e oggi opera su un territorio ampio, tra Carrù, Dogliani e diversi centri delle Langhe.

«Stiamo vivendo un incremento incredibile – spiega il presidente Gianluca Sappa – soprattutto nel minibasket. Abbiamo riscontri molto positivi anche nei centri esterni come Morozzo, Monforte e Bossolasco: sempre più bambini si avvicinano a questo sport».

 

Un risultato che non arriva per caso: «È il segno della bontà del lavoro del nostro staff, premiato anche dai risultati in palestra. Abbiamo tutte le categorie Gold rappresentate, a eccezione dell’Under 19 che è Silver, e tutte sono in corsa per la fase Top, il massimo livello regionale».

«Ora siamo arrivati circa a quota 200 tesserati, un aumento che sinceramente non ci aspettavamo».

BASKET MONDOVÌ: STRUTTURE, TERRITORIO E BUROCRAZIA

Numeri simili anche per il Basket Mondovì, che oggi conta circa 200 tesserati complessivi. «Una ventina sono seniores – spiega il direttore sportivo Davide Blengini – circa 80 minibasket fino agli Esordienti, il resto nelle categorie giovanili».

«Il trend 2024-2025 è stabile. Dopo il Covid avevamo perso molto: prima eravamo arrivati a 260-270 tesserati. Dal 2022 in poi stiamo recuperando».

Fondamentale il contesto: «Le realtà territoriali crescono se c’è supporto strutturale e della Pubblica Amministrazione. Mondovì, sotto questo aspetto, è fortunata: palestre belle e disponibili». Ma non mancano le criticità: «La riforma dello sport e quella legislativa hanno aumentato oneri e burocrazia, gravando su società che vivono di volontariato».

C’è poi il tema della liberalizzazione dei cartellini: «Non abbiamo mai trattenuto nessuno controvoglia, ma questa maggiore libertà genera una dispersione spesso non controllata, che a volte è controproducente per i ragazzi».

BORSI CEVA: NUMERI FUORI SCALA

Il caso forse più emblematico è quello della Borsi Ceva, raccontato da Danilo Spedaliere, allenatore e anima della società. «Ho la sensazione che la nostra provincia sia in controtendenza, Di sicuro sono aumentate le attività maschili e, in parte, anche quelle femminili. Le strutture, grazie alle Amministrazioni, per noi sono un punto di forza».

Il vero problema, però, è demografico: «Ceva ha 5.800 abitanti. Per partecipare ai campionati dobbiamo spesso formare squadre su tre annate, e quasi tutti i ragazzi giocano due campionati». Un equilibrio delicatissimo: «Con numeri così, non ci si può assentare. Il rischio di esclusione per mancanza di atleti è sempre dietro l’angolo». Eppure i dati storici sono impressionanti: «Pre-Covid eravamo al 43% di tesserati sulla popolazione della scuola Primaria, contro il 20% di regioni leader come Lombardia e Veneto».

Oggi i numeri sono in calo, ma anche la popolazione scolastica è diminuita: «Dai 270-280 bambini di dieci anni fa siamo scesi a circa 200». Il femminile resta un fiore all’occhiello, ma paga la distanza dai poli universitari: «Dopo le superiori le ragazze se ne vanno. È il motivo della rinuncia consapevole alla Serie B, ma anche uno stimolo a formarle al meglio». Covid e alluvioni hanno frenato tutto, ma oggi Ceva sta lentamente ripartendo: «Grazie a uno staff qualificato, con il referente tecnico territoriale Pietro Cardile, stiamo riconquistando terreno. Tornano anche atleti da fuori: è un buon segnale».

UN LABORATORIO TERRITORIALE CONTRO LA CRISI

Il dato nazionale resta allarmante. Ma il Monregalese dimostra che non esiste una sola crisi, bensì modelli diversi che reagiscono in modo diverso. Forse non è un’isola felice. Ma è certamente un laboratorio da osservare, soprattutto in un momento in cui il basket italiano è chiamato a ripensare se stesso.

 

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