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25 Gennaio 2026 - 21:33
Comino abbraccia Alfieri dopo il magnifico e provvisorio 2-2 del centrocampista in contropiede
Molto ci sarebbe piaciuto, dopo esserci sbilanciati su di una Monregale già a gennaio fuori dalle acque perigliose del fondo classifica, averne un’immediata conferma dal campo non facile di una storica frequentatrice del girone, in una puntata resa ancor più complicata dalle assenze numerose e pesanti e dal conseguente, inevitabile rimescolamento, nella truppa, di ruoli e personaggi. Come a dire che l’intuizione era giusta, e che non si era esagerato con l’ottimismo. La realtà, invece, ti sbatte in faccia un dolorosissimo 3-2 rifilato ai biancorossi dalla Cheraschese; che a questo punto dell’avventura, avendo inflitto un bis di amarezze andata/ritorno ai ragazzi di Magliano, ne diventa la bestia nera di stagione. Mettendo insieme gli aspetti più superficiali della faccenda, dal fatto che la Monregale, per quanto in gran salute, era tuttavia in formazione necessariamente alternativa, fino al recente curriculum dei padroni di casa composto dall’agguato alla corazzata Alessandria e dalle goleade a Luese e Pinerolo, se ne potrebbe desumere uno scivolone, per i nostri, tutto sommato preventivabile e digeribile.
Se però si gratta più a fondo si scopre ben altro e c’è, anzi, materia da far saltare i nervi a un santo. Il succo sta principalmente lì, in quel che accade a pochi attimi dal sipario: la Monregale è sotto 3-2 e beneficia di una punizione dalla tre quarti, della quale si incarica un giovane rincalzo dai piedi buonissimi come Dharhi; lui, Dharhi, pennella perfettamente verso il limite dell’area dove Mellano, in proiezione offensiva disperata, sovrasta il difensore dirimpettaio stampando la palla sotto la traversa. La sensazione oggettiva di chiunque non abbia gli occhi foderati di salame è che non ci sia altro da fare, per la terna arbitrale, che certificare il 3-3; sennonché l’assistente alza la bandierina e l’arbitro, la brianzola Daidone di Seregno, pedissequamente annulla. Seguono vibranti e inutili, more solito, le proteste degli ospiti, totalmente scagionati da una puntuale ripresa video emersa subito dopo il termine delle ostilità, dalla quale risulta che non c’è nulla di nulla: né posizione di offside del difensore nostrano, né fallo in attacco, né irregolarità di sorta. Quella bandierina alzata diventa allora, a un tempo, mistero fitto e torto clamoroso, contro cui non c’è forza competente.
La questione si fa più rilevante sommando alla magagna macroscopica di fine gara un’altra errata e decisiva valutazione della terna di giallo vestita, e cioè la convalida della rete del definitivo sorpasso locale, quella firmata da Bissacco, apparsa, essa sì, viziata da netto fuorigioco. All’origine del ritrovato insuccesso monregalese sta allora, palpabilmente e più d’ogni altra cosa, il duplice pasticciaccio arbitrale. E così alla Monregale tocca ingurgitare un calice amarissimo, visto il contenuto della contesa. Subito si capisce – fin da quando vengon su, fino ai vicini gradoni di cemento, i primi sentori mandati dall’erba e dal fango, bagnati dalla neve della sera prima e calpestati dai tacchetti – che la lotta sarà aspra; che i lupi nerostellati padroni di casa, come gracchiano gli altoparlanti bassa fedeltà dello stadio diffondendo l’inno locale, hanno effettivamente la pelle dura. Infatti sono loro, quelli di mister Melchionda, ad abbozzare le insidie iniziali; ma la rivoluzionata Monregale non ci mette molto ad attivarsi per proporre, nella fase centrale del primo tempo, qualche sportellata di Comino, un paio di tiri (di cui uno velenoso assai) di un Passerò sempre più magnifico tuttofare ed una bella combinazione Di Salvatore (Leo)-Botasso sfociata in un ruvido e sospetto salvataggio di Dieye sul citato Comino.
Peccato che, come si era di colpo accesa, altrettanto rapidamente la Monregale si spenga favorendo un quarto d’ora di predominio avversario, con tanto di gol quasi fatto e mezzo mangiato da Arcari, e con la punizione invece piantata da Ongaro nella porta di Piazzolla, dritta e letale come una spada nel cuore. Ecco, a quel punto, il merito della Monregale: non arrendersi, ma restare viva e combattiva, e rispondere colpo su colpo. E alzare il baricentro, provando qualche giocata palla a terra, pur nel contesto segnato dal campo brutto e dalla partita sporca.
Il pari arriva su rigore generoso: Dieye maltratta Comino aiutandosi con le braccia e l’arbitro, non senza contraddire il metro benevolo adottato fino a quel punto, indica il dischetto. Il centravanti, reduce dall'errore con il Vanchiglia, stavolta non sbaglia, e Pietroluongo nemmeno vede la palla. Si aziona di conseguenza un flipper impazzito che ribalta di qua e di là la trama del pomeriggio. 2-1 Cheraschese: Dieye sovrasta Mellano sulla punizione di Bissacco e schiaccia in rete fra le proteste (non del tutto ingiustificate) per un fallo in attacco del difensore. 3-1 accarezzato da Ongaro con un'altra punizione-killer che Piazzola non si sa come vola a mandare in corner. 2-2 Monregale: micidiale contropiede avviato da Leo Di Salvatore, perfezionato da Comino e rifinito dall’inserimento di Alfieri e dal suo tocco da biliardo fra Pietroluongo e il montante. 3-2 nerostellato con palla filtrata da destra e colpo decisivo di Bissacco, di cui s’è detto. È l’episodio che indirizza irrimediabilmente la gara. Insieme a quella bandierina, assurda e inspiegabile, alzata alla fine, quando Mellano aveva rimesso in piedi la baracca. Roba da rigirarsi nel letto tutta la notte, a ripensarci e a chiedere perché.
CHERASCHESE 3
Pietroluongo, Costamagna L., Oliveira, Bissacco, Dieye, Vittone (78’ Polizzi), Peyronel (90’ Audisio), Selasi, Ongaro, Arcari (78’ Urlovas), Battaglino. All. Melchionda.
MONREGALE 2
Piazzolla, Mellano, Passerò, Mulassano, Comino, Di Salvatore L. (78’ Demichelis), Alfieri (87’ Dharhi), Botasso (87’ Ornato), Canova, Di Salvatore G., Bongiovanni. All. Magliano.
ARBITRO. Daidone di Seregno.
RETI. 39’ Ongaro (C); 53’ rig. Comino (M); 59’ Dieye (C); 72’ Alfieri (M); 84’ Bissacco (C).
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